{"id":125,"date":"2022-11-11T12:13:03","date_gmt":"2022-11-11T12:13:03","guid":{"rendered":"https:\/\/nsdap.world\/?page_id=125"},"modified":"2022-11-21T19:36:06","modified_gmt":"2022-11-21T19:36:06","slug":"revisionismo-storico","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/nsdap.world\/index.php\/revisionismo-storico\/","title":{"rendered":"Revisionismo Storico"},"content":{"rendered":"\n<p>Il revisionismo storico, venuto ad essere dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, che \u00e8 stato maliziosamente definito &#8220;negazionismo&#8221;, in realt\u00e0 comprende risultati di studi e documentazioni che mettono in grave crisi la narrazione ufficiale, al punto, di fatti, da smontarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Probabilmente, dopo aver letto questa raccolta di studi e di fonti, sar\u00e0 effettivamente molto chiaro perch\u00e9, in diversi paesi occidentali sia proibito per legge mettere in discussione il cosiddetto &#8220;Olocausto&#8221;, dal momento che non potendo, il dibattito, confermare la versione desiderata politicamente dall&#8217;establishment, l&#8217;unico modo rimasto non poteva essere che un divieto a norma di legge.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 certo un caso, se si possa discutere di qualsiasi genocidio, come quello dei russi 20.000 vittime o degli americani pellerossa, che ammont\u00f2 realmente quasi a 100.000.000 e non si possa dibattere su niente che riguardi il presunto sterminio degli ebrei.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra l&#8217;altro il nazifascismo \u00e8 un bersaglio facile su cui scrivere articoli, libri o tesi universitarie, certi di incassare solo vento in poppa, contrariamente a quanto succederebbe pubblicando inchieste revisioniste.<\/p>\n\n\n\n<p>Valutiamo ora i punti pi\u00f9 critici che gli storici revisionisti hanno individuato.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Le Camere a Gas<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Per il suo terzo numero consecutivo, Storia Illustrata ospita il dibattito sulle camere a gas aperto dall&#8217;intervista a Robert Faurisson. Alla replica del professore dell&#8217;universit\u00e0 di Lione segue un articolo di Vincenzo Pappalettera, superstite del campo di Mauthausen, \u00abricercatore\u00bb e scrittore della realt\u00e0 concentrazionaria nazista. Come per l&#8217;intervista, anche la replica e il commento sono di Robert Faurisson.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Faurisson replica a Collotti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Ripeto: non bisogna confondere i forni crematori e le pretese \u00abcamere a gas\u00bb omicide dei campi di concentramento. I forni crematori sono esistiti, e in ci\u00f2 non vi \u00e8 nulla di delittuoso. Le \u00abcamere a gas\u00bb sarebbero state una cosa abominevole, se fossero esistite, ma non ne \u00e8 esistita nemmeno una. Per cercare di farci credere che sono esistite sono stati accumulati falsi e menzogne. Da trentacinque anni i Reitlinger, i Scheffler, i Poliakov, i Friendl\u00e4nder, i Borcwicz si sono fatti in quattro per trovare una prova della realt\u00e0 delle \u00abcamere a gas\u00bb e del \u00abgenocidio\u00bb. Non ne hanno trovata nemmeno una, come lo dimostrano benissimo i Rassinier, i Scheidl, i Butz, i St\u00e4glich. Da parte mia, ho letto attentamente gli uni e gli altri, e consiglio a tutti di leggere gli autori delle due parti prima di farsi un&#8217;opinione personale sulle tesi che si stanno dibattendo: quella degli sterminazionisti e quella dei revisionisti.<\/p>\n\n\n\n<p>In tutti i \u00abdocumenti Richard Korherr\u00bb (1), nel suo rapporto di 16 pagine come in quello di 6 pagine e mezzo, non si parla mai di sterminio, nemmeno per sottintesi.<\/p>\n\n\n\n<p>I tedeschi compilavano, mi viene detto, le liste delle persone che venivano uccise. Tutti lo sanno. E allora? Questi elenchi erano certamente autentici. \u00c8 opportuno farvi riferimento per determinare il numero vero dei fucilati.<\/p>\n\n\n\n<p>Hitler, n\u00e9 in Mein Kampf, n\u00e9 tantomeno nei suoi discorsi, mai manifesta l&#8217;intenzione criminale che gli si attribuisce. Egli dice che se gli ebrei contavano sulla guerra per annientare i loro nemici, sarebbero stati essi a essere annientati. \u00c8 una minaccia classica che si pu\u00f2 rilevare anche nel campo avverso. Quando un Paese \u00e8 in guerra, la sua propaganda sviluppa obbligatoriamente l&#8217;idea che il nemico \u00e8, per definizione, da sterminare fino all&#8217;ultimo uomo. Peraltro la propaganda aggiunge anche che, necessariamente, la giusta causa trionfer\u00e0 su quella cattiva. Dio \u00e8 con noi e Satana \u00e8 con gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u00abKommissar-Befehl\u00bb non ha rapporto con il nostro soggetto; si faccia riferimento ai testi (Doc. Nuremberg NOKW-1076).<\/p>\n\n\n\n<p>Rudolf H\u00f6ss \u00e8 stato torturato. Gli inglesi lo hanno cosi ben interrogato \u00abcon il nerbo e con l&#8217;alcool\u00bb, che egli ha pi\u00f9 volte riconosciuto persino l&#8217;esistenza di un campo di \u00absterminio\u00bb a Wolzek, in Polonia. Ora, Wolzek \u00e8 un luogo che non esiste. Al \u00abprocesso di Malmedy\u00bb gli americani hanno usato la tortura su grande scala. Come credere altrimenti che tanti tedeschi abbiano finito per confessare ai francesi, agli inglesi e ad altri l&#8217;esistenza e il funzionamento di \u00abcamere a gas\u00bb in campi in cui lo stesso professor Collotti, suppongo, \u00e8 costretto a riconoscere che non ci sono mai state delle \u00abcamere a gas\u00bb? Leggete il libro di Sir Reginald Paget su Manstein (Manstein, His Campaign and His Trial, London, Collins, 1951. La prefazione, anch&#8217;essa veramente notevole, \u00e8 di Lord Hankey. Questo libro fa giustizia della leggenda degli stermini di massa a opera degli Einsatzgruppen). L&#8217;opera non manca di sottili rilievi sul modo di ottenere delle \u00abconfessioni\u00bb senza toccare l&#8217;accusato. \u00c8 sufficiente, per esempio, fargli sentire le urla di giovani soldati tedeschi ai quali vengono schiacciati i testicoli. Nelle galere della \u00abLiberazione\u00bb si \u00e8 torturato molto. D&#8217;altronde, ovunque nella Storia si tortura e si umilia. Pi\u00f9 un esercito \u00e8 indisciplinato, pi\u00f9 pu\u00f2 torturare.<\/p>\n\n\n\n<p>Talvolta viene detto che i tedeschi non hanno fatto mistero delle loro intenzioni criminali, e che a questo proposito si sono spiegati chiaramente. Poi, quando io chiedo delle prove, mi viene risposto che i tedeschi non erano stupidi a tale punto da parlare chiaramente. Mi si dice che usarono degli \u00abeufemismi\u00bb. Io allora chiedo che mi venga provato che si trattava di \u00abeufemismi\u00bb. Debbo allora constatare che non si hanno prove. Certamente, poteva accadere che i tedeschi dessero istruzioni perch\u00e9 venisse usata una parola piuttosto che un&#8217;altra, e ci\u00f2 per evitare che il nemico ne desumesse argomenti per la sua propaganda. Ma allora, di fatto, ci sono delle istruzioni, e quindi lo storico pu\u00f2 constatare se ci sono degli \u00abeufemismi\u00bb, e soprattutto pu\u00f2 vedere qual \u00e8 il vero senso che si \u00e8 cercato di attenuare. C&#8217;\u00e8 poco da speculare.<\/p>\n\n\n\n<p>La L.G. Farben deteneva il 42,5% delle azioni di una holding che controllava la compagnia DEGESCH, la quale fabbricava numerosi insetticidi, tra i quali anche il ZyklonB. Che c&#8217;\u00e8 di strano in ci\u00f2? Per me l&#8217;orrore sta nel fatto che nel dopoguerra sono stati impiccati dei chimici o degli ingegneri di alcune industrie con il pretesto che essi dovevano ben sapere che il Zyklon era servito a uccidere degli uomini!<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto concerne Sobibor e Treblinka, raccomando vivamente la lettura del libro citato dal professor Collotti. L&#8217;autore \u00e8 Gitta Sereny Honeyman, e si intitola: Into That Darkness (editore Andr\u00e9 Deutsch, London, 1974; in francese Au fond des t\u00e9n\u00e8bres, Deno\u00ebl, Paris, 1975). Questa giornalista, di origine ungherese, ha intervistato Franz Stangl, ex-comandante dei due campi. Gli incontri hanno avuto luogo nella prigione di D\u00fcsseldorf, dall&#8217;aprile al giugno 1971 e sono durati complessivamente 70 ore. Il risultato \u00e8 di una chiarezza abbacinante: nonostante le convinzioni sterminazionistiche della giornalista, risulta che in questi due campi non \u00e8 potuta esistere la minima camera a gas. Rimando i lettori di Stor\u00eca a questo libro molto curioso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vengo ora al \u00abserpente di mare\u00bb della documentazione sterminazionistica, e voglio parlare del famoso \u00abProtocollo di Wannsee\u00bb. Non esiste un \u00abProtocollo di Wannsee\u00bb! In realt\u00e0 c&#8217;\u00e8 un testo che si presenta come un processo verbale di una riunione tenutasi il 20 gennaio 1942 in un edificio molto ufficiale di Berlino, al n. 56-58 del Viale lago di Wannsee. Ci\u00f2 che stupisce \u00e8 che questo testo, sul quale si cerca di fondare la teoria sterminazionistica, pu\u00f2 essere descritto cosi: testo dattilografato da autore anonimo, su carta ordinaria, senza indicazione n\u00e9 di luogo n\u00e9 di data n\u00e9 di provenienza; non c&#8217;\u00e8 la minima firma, la minima intestazione, il minimo riferimento n\u00e9 di provenienza n\u00e9 di destinazione; non \u00e8 indicato con quale testo o gruppo di testi questo processo verbale deve essere messo in relazione. In breve, chiunque avrebbe potuto scrivere questo testo e timbrarlo: \u00abSegreto\u00bb. Io dico che nessun tribunale accetterebbe di prendere in considerazione un simile \u00abprocesso verbale\u00bb, nemmeno se si trattasse del processo verbale della riunione di un club di pescatori dilettanti. Dettaglio curioso: questo testo \u00e8 stato scoperto solo circa un anno dopo la fine del \u00abGrande Processo di Norimberga\u00bb. Il suo contenuto \u00e8 spesso stupefacente. Consiglio di leggerlo nella versione tedesca, poich\u00e9 le traduzioni che conosco sono fuorvianti. Per esempio, per comprendere esattamente \u00abentsprechend behandelt\u00bb (\u00abda trattare secondo come conviene\u00bb), ci si deve riferire a \u00abbei Freilassung\u00bb (\u00abin caso di liberazione\u00bb) [Nota di Faurisson: Si tratta di una traduzione alquanto ambigua e fuorviante. \u00abBei Freilassung\u00bb significa letteralmente \u00aballa (loro) liberazione\u00bb o anche \u00abal momento della (loro) liberazione\u00bb. La traduzione inglese risulta: \u00abUpon release\u00bb.]<\/strong> <strong>Nella traduzione ufficiale di questo passaggio capitale, gli americani non hanno esitato a saltare fraudolentemente \u00abbei Freilassung\u00bb, che permette di comprendere che in questo caso \u00abtrattare (gli ebrei) secondo come conviene\u00bb significa non lasciarli liberi dei loro movimenti, sorvegliarli in un modo o in un altro, e non significa ucciderli.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fin dal 1942 circolavano voci su un preteso sterminio degli ebrei. Con ragione le autorit\u00e0 governative americane considerarono queste voci come pessima propaganda di guerra. Alla fine del conflitto per\u00f2 queste chiacchiere ripresero forza quando, per esempio, le spaventose condizioni che si scoprirono nel campo di Bergen-Belsen, devastato dal tifo, sembrarono dar loro ragione. E sono proprio queste favole, nella forma in cui circolarono durante la guerra, che hanno lasciato qualche traccia scritta, ed \u00e8 veramente interessante studiarle. Si vedano, per esempio, le pretese testimonianze degli ebrei polacchi fuggiti da Auschwitz (Doc. L-022 \/ US War Refugee Board, Washington, D.C., novembre 1944).<\/p>\n\n\n\n<p>Il Vaticano, cos\u00ec bene informato sulla Polonia, anche in piena guerra, mai ha saputo che c&#8217;erano \u00abgenocidio\u00bb o \u00abcamere a gas\u00bb. La Croce Rossa Internazionale tantomeno. Ci\u00f2 che forse oggi mette in imbarazzo Vaticano e Croce Rossa \u00e8 dover confessare che: \u00abA dire il vero, noi avevamo forse sentito parlare di simili cose, ma abbiamo pensato, di fronte alla mediocre qualit\u00e0 delle informazioni e degli informatori, che si trattasse di pura e semplice intossicazione da propaganda di guerra\u00bb. Se le autorit\u00e0 del Vaticano e della Croce Rossa hanno pensato cos\u00ec, allora, a mio modo di vedere, hanno ragionato in modo giusto, ma evidentemente riesce loro difficile proclamarlo oggi: sarebbe necessario un coraggio che non mi sembra proprio sia nella loro natura.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il presidente della mia Universit\u00e0, e non il rettore dell&#8217;Accademia di Lione che ha avuto parole scorrette nei confronti miei e delle mie opinioni. Questo stesso presidente ha scritto che io ero un libero docente che non aveva pubblicato rnai nulla, e ci\u00f2, parrebbe, per mia stessa ammissione. Ora, io ho al mio attivo pi\u00f9 di una pubblicazione, e se un giorno ho scritto effettivamente in una lettera al presidente che non avevo pubblicato nulla, con ci\u00f2 intendevo che all&#8217;epoca non avevo pubblicato nulla sulle \u00abcamere a gas\u00bb. Ecco un esempio di prassi onesta! Lo segnalo solo per illustrare un punto che interessa il soggetto in questione: la menzogna si regge solo con la menzogna. Quando non si \u00e8 in grado di trovare argomenti a favore di una tesi si ricorre a ogni sorta di calunniosi attacchi personali. Il rettore si \u00e8 limitato di dichiarare alla stampa: \u00abIl professor Faurisson \u00e8 inattaccabile; non gli si pu\u00f2 rimproverare alcuna colpa professionale\u00bb. Ma che mi si difenda o mi si attacchi non ha molta importanza. Ci\u00f2 che interessa \u00e8 il tener fede al dovere della verit\u00e0, costi quel che costi. La mia vita \u00e8 diventata quasi impossibile, ma ha un senso, del quale mi accontento.<\/p>\n\n\n\n<p>Per finire, dir\u00f2 solamente qualche parola sulla \u00abconfessione\u00bb di Rudolf H\u00f6ss, un frammento della quale, infedelmente tradotta dal tedesco, \u00e8 proposta in italiano ai lettori di <em>Storia lllustrata<\/em>. Ho piena fiducia nel sottile spirito degli italiani per scovare in quel testo quanto c&#8217;\u00e8 di vago, di inconsistente e di assurdo.<\/p>\n\n\n\n<p>Osservate bene le indicazioni di luogo. Dovete sapere che il misterioso \u00abbunker\u00bb sarebbe stato una piccola fattoria di metri 7 x metri 15, probabilmente. La gassazione dei russi sarebbe avvenuta nella piccola camera fredda di Auschwitz-I della quale ho dato i piani. Se nella vostra analisi avete bisogno di aiuto, leggete Rassinier, Butz e St\u00e4glich a proposito di questa \u00abconfessione\u00bb, pubblicata in tedesco solo undici anni dopo essere stata ottenuta dai galeotti polacco-stalinisti. Fate bene attenzione alle foto e alle loro assurdit\u00e0. Guardate ci\u00f2 che ho scritto sulle contingenze materiali di una gassazione con il ZyklonB, e ditemi, molto francamente, se credete all&#8217;autenticit\u00e0 di tutte le \u00abconfessioni\u00bb che da sempre gli stalinisti ci garantiscono come autentiche. Infine, voi userete delle confessioni di Rajk o di Arthur London per fondare un&#8217;accusa qualsiasi che non fosse che contro i loro stessi accusatori?<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo amare la verit\u00e0. Mentire espone a crudeli disillusioni. Peraltro, talvolta mentire pu\u00f2 anche nuocere alle persone che si cerca di difendere. Un&#8217;ebrea francese che risponde al nome di Simone Jacob, nata il 13 luglio 1927 a Nizza, \u00e8 stata deportata da Drancy il 13 aprile 1944. Il suo convoglio \u00e8 arrivato ad Auschwitz il 16 aprile 1944. La storia ufficiale (scritta dai polacchi del Museo di Stato di Auschwitz insieme agli ebrei francesi del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Parigi) ci dice che, all&#8217;arrivo, 1365 persone di questo convoglio, comprese tutte le donne, quindi anche Simone Jacob, sono state gassate. In realt\u00e0, Simone Jacob e molte altre delle sue compagne sono fortunatamente sopravvissute alla guerra. Simone Jacob \u00e8 diventata, per matrimonio, Simone Veil. Questa ex \u00abgassata\u00bb \u00e8 ora presidente del Parlamento europeo. Posso citare per nome migliaia di ebrei francesi che sono stati cos\u00ec facilmente definiti \u00abgassati ad Auschwitz\u00bb. Decisamente la storia della deportazione e quella della Seconda Guerra Mondiale hanno bisogno di essere riviste. Rivediamole.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna delle sei foto proposte con la risposta del professor Collotti apporta il minimo accenno di prova in favore della realt\u00e0 delle pretese \u00abcamere a gas\u00bb e del preteso \u00abgenocidio\u00bb. Per contro, esse presentano un considerevole vantaggio: permettono a un profano di vedere in qualche minuto come da pi\u00f9 di trentacinque anni si abusa di noi. Osservate bene le sei foto per quello che sono. Poi, leggete bene le didascalie che le accompagnano. Misurate quindi l&#8217;enorme distanza che corre tra ci\u00f2 che ciascuna delle foto mostra e ciascuna delle cose che si fa loro dire. In un terzo tempo, osservate i legami che si sviluppano da una didascalia all&#8217;altra, cio\u00e8 da una menzogna all&#8217;altra. Infine, ditemi se Hollywood e i nostri maestri in mass media (i \u00abmediocrati\u00bb) procedono diversamente per imporci le loro idee e i loro gusti. Imparate, se gi\u00e0 non sapete farlo, a ben osservare le foto dei vostri giornali. Se avete un magnetoscopio, guardatevi due volte un documentario televisivo: una prima volta senza l&#8217;accompagnamento del suono e una seconda volta con la voce del commentatore e la musica di fondo e i suoi silenzi.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>Una stufa. La foto rappresenta una caldaia a carbone, due pale da carbone, del carbone, diversi tubi, due buchi nel muro o in tramezze. \u00c8 vero che la caldaia \u00e8 presentata senza il rivestimento esterno, e che molte brave persone possono chiedersi quale \u00e8 questo strumento che non hanno mai visto in vita loro. La didascalia della foto \u00e8 fantastica. Afferma che questa caldaia era utilizzata per riempire di \u00abvapori mortali\u00bb la camera a gas del campo di concentramento tedesco di Struthof. Nessuna prova ci viene data dell&#8217;uso di questi vapori. In che modo questi vapori erano mortali? Erano vapori di che cosa? Ma, soprattutto, fate riferimento al numero di Agosto di Storia, a pagina 20, alle due foto della pretesa \u00abcamera a gas\u00bb di Struthof, e, alla mia didascalia in cui ricordo i termini della confessione di Josef Kramer. Io non ho fatto che riportare tra virgolette i termini cos\u00ec come sono ufficialmente riprodotti sul posto. Si parla di \u00abuna certa quantit\u00e0 di sali cianidrici\u00bb, poi di \u00abuna certa quantit\u00e0 di acqua\u00bb. Il tutto \u00e8 versato attraverso un buco (quello che si vede nella foto) con \u00abun imbuto a rubinetto\u00bb! Andate a visitare la \u00abcamera a gas\u00bb di Struthof. Non vi vedrete la caldaia n\u00e9 quei due buchi che nulla hanno a che fare con il buco di Kramer. Pu\u00f2 darsi che ai primi inizi della leggenda delle \u00abcamere a gas\u00bb gli Alleati abbiano cercato di accreditare questa storia della caldaia a carbone con i suoi misteriosi \u00abvapori mortali\u00bb. In questo caso, \u00e8 da molto che gli americani hanno abbandonato questa versione della leggenda per un&#8217;altra appena meno assurda. Gli accusatori dei tedeschi hanno peraltro talmente coscienza dell&#8217;inezia delle loro accuse che non un solo libro su Struthof, non una sola cartolina postale riproduce la \u00abcamera a gas\u00bb di Struthof. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto \u00e8 di riprodurre in foto la \u00abfattoria Indoux\u00bb (della quale la pretesa \u00abcamera a gas\u00bb \u00e8 solo una piccolissima parte), dando come didascalia a questa fotografia: \u00abLa camera a gas di Struthof\u00bb!<\/li><li>Solo per ebrei. La foto rappresenta la scritta: \u00abSolo per gli ebrei\u00bb, in tedesco e in polacco, appesa con una cordicella dietro il vetro di quello che sembra essere un tramway; si scorgono dei viaggiatori, uno di questi porta un bracciale sul quale si vede la stella di David; un altro porta, verosimilmente, un identico bracciale. In quale modo queste foto provano l&#8217;esistenza del \u00abgenocidio\u00bb? Alla stessa epoca i nostri liberatori americani avevano autobus, panche, toilettes, ghetti solo \u00abFor Coloured\u00bb. E non voglio parlare dei nostri alleati inglesi o sudafricani. Ripeto: i tedeschi consideravano gli ebrei civili come soggetti di una nazione belligerante ostile e, per ammissione stessa degli ebrei, i tedeschi potevano con fondamento considerarli in tale modo. Gli ebrei non perdevano occasione di ripetere che, spesso anche durante la loro infanzia, si comportavano da nemici dichiarati di Hitler (il che era del tutto normale); dicevano che essi sono stati la punta della resistenza, e anche della resistenza armata. Le autorit\u00e0 tedesche, preoccupate della sicurezza dei soldati tedeschi (si vedano i numerosi attentati nei trasporti pubblici), proibivano loro di salire negli scompartimenti riservati agli ebrei. \u00c8 il senso della scritta \u00abNur f\u00fcr Juden\u00bb, \u00abSolo per ebrei\u00bb. Va da s\u00e9 che questa misura era nei fatti vessatoria per gli ebrei e non per i tedeschi. Si potrebbero fare cento esempi di misure simili applicate dagli americani nei luoghi dei vinti della Seconda Guerra Mondiale.<\/li><li>Selezione di deportati. Ci\u00f2 che mi colpisce di questa foto, come di tutte le numerose foto che abbiamo sull&#8217;arrivo dei deportati ad Auschwitz, \u00e8 il comportamento degli ufficiali, dei soldati e dei medici tedeschi. Non si ha l&#8217;impressione di essere in presenza di isterici in elmetto, che maneggiavano il nerbo, ma di uomini calmi che ricevono i convogli e dividono coloro che arrivano in diversi gruppi. La didascalia parla della \u00abtragica sorte\u00bb che attende questi prigioneri. La foto proposta non ci predice certamente l&#8217;avvenire di questi prigioneri. E, da parte mia, io aggiungo che non esiste nessun foto n\u00e9 documento che provino che la selezione degli arrivati si facesse ad Auschwitz in modo diverso da quanto avveniva in tutti gli altri campi tedeschi, compresi quelli in cui il professor Collotti e gli sterminazionisti riconoscono che non c&#8217;erano \u00abcamere a gas\u00bb. Gli uomini venivano messi da una parte, le donne e i bambini dall&#8217;altra. I sessi non coabitavano, tranne che nel \u00abFamilienlager\u00bb di Birkenau. C&#8217;erano poi, in certi convogli, coloro che arrivavano in \u00absanitorio\u00bb. \u00c8 sempre una cosa pietosa e scandalosa vedere della gente arrivare cos\u00ec, come bestiame, e farsi trattare come bestiame. \u00c8 una cosa corrente in tempo di guerra. Ma quando io paragono la sorte dei deportati di Auschwitz a quella delle minoranze tedesche dell&#8217;Est deportate dai sovietici, dai polacchi o dai cechi, io dico che nessuno in questo campo ha lezioni da dare a chicchessia.<\/li><li>Ebrei polacchi condotti nei ghetti. In basso della foto \u00e8 scritto che la scena si sarebbe svolta nel 1939\/1940; i tedeschi espellono dalla regione della Warthe verso il \u00abGovernatorato Generale di Polonia\u00bb la minoranza polacca. Una scena mille volte ripetutasi in consequenza di tutte le guerre; dramma dei fuggiaschi, dei rifugiati di tutti gli angoli della terra. Scommettiamo che molti dei componenti della minoranza cinese nel Vietnam vorrebero poter abbandonare il Paese nel modo in cui vediamo questi polacchi abbandonare la regione di Francoforte sull&#8217;Oder. Niente permette di scrivere: \u00abVi morranno di fame, finiranno nei campi di sterminio, o, come a Varsavia, saranno uccisi nella rivolta dell&#8217;autunno 1944\u00bb. Ma se mi si parla della rivolta del ghetto, che ha avuto luogo nella primavera del 1943, faccio notare che qualsiasi esercito del mondo avrebbe tentato di soffocare un&#8217;insurrezione di questo genere, soprattutto che questa avvenne alle spalle della linea del fuoco.<\/li><li>Cadaveri in parte carbonizzati. Qui vedo uno spettacolo orribile ma non vedo crimine. Questi cadaveri sono stati chiaramente estratti da un carnaio. Il loro stato \u00e8 quello delle persone morte in seguito a epidemia di tifo. I cadaveri estratti dal carnaio di Katyn si parla sempre di questo, ma i sovietici sembrano averne ben altri al loro attivo erano di polacchi assassinati dai nostri alleati [alleati dei francesi ndr] sovietici. Perch\u00e9, quando si tratta di cadaveri o di persone espulse dai tedeschi si deve sempre dire che, parzialmente o totalmente, si tratta di ebrei mentre nulla permette di precisarlo? Si finisce per far credere che solo gli ebrei hanno veramente sofferto durante la guerra o, quanto meno, essi avrebbero sofferto incommisurabilmente pi\u00f9 degli altri. Non ho fatto studi particolari su questo problema, ma sono disposto volentieri a credere (naturalmente \u00e8 da dimostrare) che i popoli che pi\u00f9 hanno sofferto in Europa sono stati innanzitutto i tedeschi (comprese le minoranze tedesche dell&#8217;Est), i polacchi e i russi.<\/li><li>Dopo la guerra proprio gli abitanti di Varsavia sono rimasti stupiti dal numero di ebrei ritornati in citt\u00e0 (testimonianza di Marek Halter alla radio francese; Halter si lamentava perch\u00e9 di fronte all&#8217;enorme sfilata di ebrei gli abitanti di Varsavia ripetevano: \u00abDei topi! Dei topi! Sono ritornati tutti!\u00bb). Non bisognerebbe mai, in questo come in altri casi, esagerare n\u00e9 in un senso n\u00e9 nell&#8217;altro, ed \u00e8 altrettanto detestabile sia commerciare sofferenze inventate sia minimizzare, per ragioni pi\u00f9 o meno politiche, sofferenze che sono state ben pi\u00f9 che reali.<\/li><li>Un forno crematorio. Vedo un soldato con elmetto americano chino sui resti calcinati nella bocca di un forno crematorio. Con quale diritto viene detto che si tratta di un forno di Auschwitz? Sono i sovietici che sono entrati da vincitori ad Auschwitz il 27 gennaio 1945. E qui non c&#8217;erano pi\u00f9 forni crematori, come ci dicono i pi\u00f9 che ufficiali Cahiers d&#8217;Auschwitz. I tedeschi li avrebbero smantellati o fatti saltare prima di partire. Ma, soprattutto, che male c&#8217;\u00e8 a cremare i morti invece di inumarli? Non si cerca forse in questo caso di fare disonestamente leva sulla sensibilit\u00e0 dei lettori che preferiscono l&#8217;inumazione alla cremazione? Non ritroviamo forse qui quella mitologia del fuoco e delle fiamme che gi\u00e0 svolge il suo ruolo nella foto con la caldaia a carbone resa pi\u00f9 inquietante dell&#8217;aver messo a nudo il sistema di riscaldamento? Questa mitologia serve bene l&#8217;idea che Hitler era Satana e che \u00abl&#8217;inferno nazista\u00bb era pieno di pali, di graticole, di forni, di \u00abvapori mortali\u00bb e\u2026 di \u00abcamere a gas\u00bb. Di qui derivano i moderni processi per stregoneria fatti ancora oggi ai vinti.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>La foto del bambino nel ghetto. Non \u00e8 conosciuta, penso, la provenienza di questa foto che ha fatto il giro del mondo e che \u00e8 \u00abil simbolo straziante della sofferenza ebrea e della bestialit\u00e0 nazista\u00bb (Jewish Chronicle, 11 agosto 1978).<\/p>\n\n\n\n<p>Le didascalie di questa foto non variano punto. Quasi tutte quelle che io conosco situano l&#8217;azione nel contesto del ghetto di Varsavia nel 1943 (vedere, per esempio, Oggi, 2 marzo 1979, o L&#8217;Enfer Nazi, edizioni del Bois de Boulogne, Paris, 1979; iconografia e testi raccolti da Dino De Rugeriis, Copyright de Ciarrapico Editore, viale Parioli 3, Roma, pg. 71).<\/p>\n\n\n\n<p>Il lettore pu\u00f2 arrivare a concludere (quando non venga detto espressamente) che questo bambino e gli ebrei che lo circondano stanno per essere condotti in un campo per essere sterminati.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda foto sotto la prima, rappresenta lo stesso bambino fotografato in Unione Sovietica qualche anno dopo (provenienza: Jewish Chronicle, ibidem).<\/p>\n\n\n\n<p>Commento. Basta riflettere un po&#8217; per rendersi conto che questa scena non ha disgraziatamente nulla di originale. Quanti civili, durante la Seconda Guerra Mondiale, bimbi compresi, non hanno dovuto alzare cos\u00ec le mani davanti a soldati o a poliziotti in armi? Il fatto \u00e8 che, sempre secondo il Jewish Chronicle dell&#8217;11 agosto 1978, pp.e 2, questo bambino, come pure suo padre e sua madre, oggi vivono alla periferia di Londra. Sono ricchissimi. La scena della fotografia sarebbe avvenuta nell&#8217;estate del 1941. In occasione dell&#8217;arrivo a Varsavia di una importantissima personalit\u00e0 tedesca, l&#8217;esercito aveva proceduto a operazioni di polizia e, nel corso di una di queste operazioni, questo gruppo di ebrei era stato sorpreso con della merce. \u00abEro un ladro di prima forza, ed \u00e8 solo rubando che potevo sopravvivere\u00bb, dichiar\u00f2 l&#8217;uomo al giornalista Joseph Finklestone. I tedeschi avevano condotto il ragazzo a un posto di polizia dove sua madre, preoccupata della sua sorte, era andata a reclamarlo, e i tedeschi lo avevano rilasciato. Le prove fornite dall&#8217;uomo e dalla sua famiglia su questa identit\u00e0 tra \u00abil ragazzo del ghetto\u00bb e il ricchissimo londinese sembrano assai convincenti. L&#8217;uomo desidera conservare l&#8217;anonimato. Dice che ha sempre temuto il momento in cui avrebbe dovuto rivelare la verit\u00e0. Se lo ha fatto \u00e8 solo perch\u00e9 una donna aveva abusivamente dichiarato al Jewish Chronicle di averlo conosciuto, e che il bambino si chiamava Arthur Domb. (In realt\u00e0, se devo prestar fede a Le Soir di Bruxelles del 4 agosto 1978, questa donna di Tel-Aviv, la signora Beniamini, nata Esther Domb, avrebbe dato al ragazzo il nome di Arthur Chimiontek). Comunque, l&#8217;uomo, che ha oggi 44 anni, si era ben guardato dal reagire nel 1961, al momento di un&#8217;operazione politico-commerciale condotta in occasione e contemporaneamente al \u00abprocesso Elchmann\u00bb e al lancio del film intitolato Operation Elchmann, in cui il ruolo di \u00abghetto-boy\u00bb era stato incarnato dal piccolo Jim Baird. Ho sotto gli occhi la copia di un volantino pubblicitario che riproduce la foto del \u00abghetto-boy\u00bb. Titolo: Questo piccolo ebreo di 14 anni ha visto tutto. Sottotitolo: \u00abOggi, superstite dei campi di concentramento, ma gi\u00e0 vecchio a 32 anni, testimonier\u00e0 contro i carnefici della sua gente\u00bb. Testo: \u00abQuesto pietoso soldo di cacio che alza le mani sotto la minaccia di un fucile nazista \u00e8 una delle vittime di Adolf Eichmann, il boia degli ebrei. Si chiama David e ha 14 anni. Era rinchiuso in un campo di concentramento. Classificato \u00ablavoratore necessario\u00bb, vide i suoi genitori e la sua sorellina spinti come bestie in cabine sigillate, e asfissiati. Fu costretto a trasportare i cadaveri nelle fosse dove venivano ammucchiati. Poi, dovette distruggerli, quando i responsabili SS, per cancellare la prova dei loro odiosi crimini, decisero di cremare tutti gli ebrei, vivi o morti. Sfuggito ai campi della morte, il piccolo David \u00e8 cresciuto, \u00e8 un vecchio di 32 anni, ed \u00e8 anche uno di coloro che hanno perseguito Eichmann fino a Buenos Aires. Al processo di Tel-Aviv, David sar\u00e0 testimonio\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto mi riguarda, constato che intorno a questa foto si sono sviluppate molte affabulazioni. Se veramente si volesse persistere a farne un simbolo del \u00abgenocidio\u00bb, ci si esporrebbe a sentirsi replicare che questa foto \u00e8 indubbiamente un simbolo, ma il simbolo dell&#8217;impostura del \u00abgenocidio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>(traduzione di Antonio Pitamitz)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Storia illustrata, A. Mondadori editore, 20090 Segrate (Milano), No. 263, ottobre 1979. p. 30-37.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>Seconda Intervista a Robert Faurisson<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Quella che qui segue \u00e8 un&#8217;esposizione sintetica per la quale Faurisson cerc\u00f2 a lungo ospitalit\u00e0 presso varie testate. Gliela pubblicava, infine, Maurice Bard\u00e8che, noto intellettuale fascista, nella propria rivista, &#8220;D\u00e9fense de l&#8217;Occident&#8221;, giugno 1978. Dall&#8217;avvertenza che chiude il presente scritto si vedr\u00e0 come Faurisson non mancasse di prendere le distanze dalla linea propria al periodico sul quale aveva dovuto ripiegare.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno, neppure i nostalgici del III Reich, si sogna di negare l&#8217;esistenza dei campi di concentramento hitleriani. Tutti poi riconoscono che alcuni di questi campi erano dotati di forni crematori. 1 cadaveri, invece di essere sepolti, venivano bruciati. La frequenza stessa delle epidemie imponeva la cremazione, ad esempio, dei corpi dei morti di tifo.<\/p>\n\n\n\n<p>Numerosi autori francesi, inglesi, americani e tedeschi contestano, invece, l&#8217;esistenza, nella Germania hitleriana, di &#8220;campi di sterminio&#8221;. Questa espressione designa, presso gli storici della deportazione, campi di concentramento che sarebbero stati dotati di &#8220;camere a gas&#8221;. Tali &#8220;camere a gas&#8221;, a differenza di quelle americane, sarebbero state concepite per compiere uccisioni in massa. Le vittime sarebbero state uomini, donne e bambini di cui Hitler avrebbe deciso lo sterminio a causa della loro appartenenza razziale o religiosa. Si tratta di quello che viene indicato come il &#8220;genocidio&#8221;. L&#8217;arma per eccellenza del &#8220;genoc\u00eddio&#8221; sarebbero stati questi mattatoi umani ch\u00ecamati &#8220;camere a gas&#8221; e il gas utilizzato sarebbe stato principalmente lo Zyklon B (insetticida a base di acido prussico o cianidrico).<\/p>\n\n\n\n<p>Gli autori che contestano la realt\u00e0 del &#8220;genocidio&#8221; e delle &#8220;camere a gas&#8221; sono definiti &#8220;revisionisti&#8221;. La loro argomentazione si puo riassumere come segue:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Basta applicare a questi due problemi i metodi usuali della critica storica per rendersi conte che ci si trova di fronte a due miti i quali, d&#8217;altronde, rappresentano un insieme indissolubile. Non si \u00e8 mai potuto dimostrare l&#8217;interizione criminale attribuita ad Hitler. Quanto all&#8217;arma del crimine, nessuno, in verit\u00e0, l&#8217;ha mai vista. Ci si trova cos\u00ec dinanzi ad un successo unico della propaganda di guerra e di odio. La storia \u00e8 piena di imposture siffatte, a cominciare dalle invenzioni religiose sulla stregoneria. Ci\u00f2 che, in materia, distingue la nostra epoca da quelle che l&#8217;hanno preceduta, \u00e8 che la formidabile potenza dei media ha orchestrato in moda assordante e fino alla nausea &#8220;l&#8217;impostura del secolo&#8221;. Guai, da trent&#8217;anni, a colui che osa denunciarla! Conoscer\u00e0 a seconda dei casi galera, multe, percosse, insulti. La sua carriera potr\u00e0 essere spezzata o compromessa. Sar\u00e0 denunciato come nazista. Oppure non si dar\u00e0 voce alle sue tesi o si deformer\u00e0 il suo pensiero. Non ci sar\u00e0 un paese pi\u00f9 spietato verso di lui della Germania&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, attorno ai contestateri che hanno osato prendersi la responsabilit\u00e0 di scrivere che le &#8220;camere a gas&#8221; hitleriane, comprese quelle di Auschwitz e di Majdanek, non sono che una menzogna storica, il muro del silenzio sta crollando. E gi\u00e0 un progresso. Ma quanti insulti e deformazioni, quando uno storico come Georges Wellers si \u00e8 deciso finalmente, dieci anni dopo la morte di Paul Rassinier, ad &#8220;esporre&#8221; una minima parte degli argomenti di questo ex deportato che ha avuto il coraggio di denunciare nei suoi scritti la menzogna delle &#8220;camere a gas&#8221;! L&#8217;intero mondo della stampa, l&#8217;intera letteratura, nella quale fa bella mostra un nazismo da sexshop, s&#8217;ingegna a diffondere la notizia che i neonazisti oserebbero negare l&#8217;esistenza dei forni crematori. Addirittura, che questi neonazisti pretenderebbero che nessun ebreo sia stato gassato. Quest&#8217;ultima formulaziene \u00e8 abile. D\u00e0 infatti ad intendeie che i neonazisti, senza contestare l&#8217;esistenza delle &#8220;camere a gas&#8221;, portino il loro cinismo fino a pretendere che solo gli ebrei avrebbero beneficiato del privilegio di non passare per le &#8220;camere a gas&#8221;!<\/p>\n\n\n\n<p>Da parte mia, mi permetter\u00e8 di formulare qui alcune osservazioni dedicate agli storici animati da vero spirito di ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto far\u00f2 rilevare un paradosso. Mentre le &#8220;camere a gas&#8221; costituiscono, per la storiografia ufficiale, la pietra angolare del &#8220;sistema concentrazionario nazista&#8221; (e allora, per dimostrare il carattere intrinsecamente perverso e diabolico dei campi tedeschi in rapporto a tutti i campi di concentramento, passati e presenti, occorrerebbe ricostruire con estrema precisione il processo che ha portato i nazisti ad inventare, fabbricare e utilizzare questi tremendi mattatoi umani), si osserva, non senza stupore, che nell&#8217;impressionante bibliografia su questi campi non esiste un libro, un opuscolo, un articolo sulle &#8220;camere a gas&#8221; stesse! Attenzione a non farsi ingannare da certi titoli promettenti! Si esamini il contenuto stesso degli scritti. Chiamo &#8220;storiografia ufficiale&#8221; la storia scritta sull&#8217;argomento dei campi da istituzioni o da fondazioni che utilizzano parzialmente o interamente fondi pubblici.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Bisogna aspettare la pagina 541 della tesi di Olga Wormser-Migot sul Syst\u00e8me concentrationnaire nazi, 1933 1945, per veder comparire una trattazione sulle &#8220;camere a gas&#8221;. Ma il lettore si trova di fronte tre sorprese:<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>La trattazione in questione occupa solo tre pagine.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>E&#8217; intitolata &#8220;Il problema delle camere a gas&#8221;.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Questo &#8220;problema&#8221; non \u00e8 altro che quello di sapere se le &#8220;camere a gas&#8221; di Ravensbr\u00fcck (in Germania) e di Mauthausen (in Austria) siano realmente esistite; l&#8217;autrice conclude formalmente che non sono esistite e non esamina il problema delle &#8220;camere a gas&#8221; di Auschwitz o di altri campi, probabilmente perch\u00e9 in questi casi non esiste &#8220;problema&#8221; a suo giudizio. Ora, al lettore piacerebbe pur sapere perch\u00e9 un&#8217;analisi che permette di concludere alla non-esistenza di &#8220;camere a gas&#8221; in alcuni campi non sia pi\u00f9 impiegata allorch\u00e9 si parla, ad esempio, di Auschwitz. Perch\u00e9 lo spirito critico si risveglia, qui, e perch\u00e9, improvvisamente, cade, l\u00e0, nel pi\u00f9 profondo letargo? Dopo tutto, noi disponiamo, per la &#8220;camera a gas&#8221; di Ravensbr\u00fack, di mille &#8220;prove&#8221;, &#8220;certezze&#8221; e &#8220;testimonianze irrefutabili&#8221;, ad iniziare da quelle insistenti e circostanziate di una Marie-Claude Vaillant-Couturier o di una Germaine Tillion. C&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. Parecchi anni dopo la guerra e dinanzi ai tribunali inglese e francese, i responsabili di Ravensbr\u00fcck (Suhren, Schwarzhuber, il dottor Treite) hanno continuato a confessare l&#8217;esistenza di una &#8220;camera a gas&#8221; nel loro campo! Sono giunti fino a descriverne vagamente il funzionamento! Alla fine, sono stati giustiziati proprio a causa di quella camera a gas fittizia, oppure si sono suicidati. Stesse confessioni, prima di morire o di essere giustiziati, di Ziereis per Mauthausen o di Kremer per Struthof. Oggi, si pu\u00f2 visitare la pretesa &#8220;camera a gas&#8221; di Struthof e leggere in loco l&#8217;incredibile confessione di Kremer. Questa &#8220;camera a gas&#8221;, proclamata &#8220;monumento storico&#8221;, non \u00e8 che una frode. Basta un minimo di spirito critico per rendersi conto che un&#8217;operazione di gassazione in quel piccolo locale sprovvisto di qualsiasi Ienuta ermetica si sarebbe tradotta in una catastrofe per i gassatori e la gente intorno. Per far credere all&#8217;autenticit\u00e0 di questa &#8220;camera a gas&#8221;, garantita &#8220;in condizione originale&#8221;, si \u00e8 giunti a dare un grossolano colpo di scalpello in un sottile tramezzo spezzandone quattro piastrelle di ceramica. Si \u00e8 cos\u00ec allargato il &#8220;foro&#8221; attraverso il quale Kremer avrebbe versato i cristalli di un gas a proposito del quale non ha potuto dire nulla, se non che, con l&#8217;aggiunta di un po&#8217;d&#8217;acqua, uccideva in un minuto! Come faceva Kremer ad impedire che il gas rifluisse attraverso il &#8220;foro&#8221;? Come poteva vedere le sue vittime attraverso uno spioncino che lasciava intravedere solo met\u00e0 del locale? Come faceva a ventilare il locale prima di aprime la grossa porta rustica di legno grezzo? Forse bisognerebbe chiederlo all&#8217;impresa di lavori pubblici che, dopo la guerra, ha riportato il luogo alla supposta &#8220;condizione originale&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Parecchio tempo ancora dopo la guerra, prelati, docenti universitari e anche semplici individui rendevano testimonianze di una verit\u00e0 schiacciante sulle &#8220;camere a gas&#8221; di Buchenwald e Ji Dachau. Per Buchenwald, la &#8220;camera a gas&#8221; doveva scomparire in qualche modo da sola nelle profondit\u00e0 dello spirito di quanti l&#8217;avevano vista. Per Dachau, si \u00e8 proceduto in altro modo. Dopo aver sostenuto, sull&#8217;esempio di monsignor Piguet, vescovo di Clermont, che la &#8220;camera a gas&#8221; era servita in particolare a gassare dei preti polacchi, la verit\u00e0 ufficiale \u00e8 diventata a poco a poco la seguente: &#8220;Questa &#8220;camera a gas&#8221;, iniziata nel 1943, era incompiuta nel 1945, alla liberazione del campo. Non ha potuto esservi gassato nessuno&#8221;. Il piccolo locale presentato ai visitatori come &#8220;camera a gas&#8221; \u00e8, in realt\u00e0, perfettamente inoffensivo e, mentre si possiedono tutti i documenti edilizi immaginabili sulle costruzioni della Baracke X (crematorio e dintorni), non si capisce su quale documento, n\u00e9 d&#8217;altronde su quale inchiesta tecnica, ci si sia basati per parlare in questo caso di &#8220;camera a gas incompiuta&#8221; (?).<\/p>\n\n\n\n<p>Nessun istituto storico ufficiale ha operato, per accreditare il mito delle &#8220;camere a gas&#8221;, meglio dell&#8217;Istituto di storia contemporanea di Monaco. Lo dirige, dal 1972, Martin Broszat. Collaboratore di questo Istituto fin dal 1955, Broszat \u00e8 diventato famoso nel 1958 per la pubblicazione (incompleta) delle sedicenti memorie di Rudolf H\u00f6ss. Orbene, il 19 agosto 1960, questo storico ha annunciato ai suoi compatrioti sbalorditi che di &#8220;camere a gas&#8221; non ve ne sono mai state in tutto l&#8217;ex Reich, ma soltanto in alcuni &#8220;punti scelti&#8221;, prima di tutto (?), in alcune localit\u00e0 della Polonia, tra le quali Auschwitz-Birkenau. Questa notizia sorprendente \u00e8 stata da lui comunicata attraverso una semplice lettera al settimanale &#8220;Die Zeit&#8221; (p. 16). Il titolo dato alla lettera \u00e8 stato singolarmente restrittivo: Keine Vergasung in Dachau (Nessuna gassazione a Dachau). Broszat non ha fornito, in appoggio alle sue affermazioni, la minima prova. Oggi, quasi diciotto anni dopo la lettera, n\u00e9 lui, n\u00e9 i suoi collabortori hanno ancora dato la minima spiegazione di questo mistero.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma sarebbe del massimo interesse sapere:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>come Broszat dimostra che le &#8220;camere a gas&#8221; dell&#8217;ex Reich sono delle imposture<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>come egli dimostra che le &#8220;camere a gas&#8221; sono state una realt\u00e0 in Polonia<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>perch\u00e9 le &#8220;prove&#8221;, le &#8220;certezze&#8221;, le &#8220;testimonianze&#8221; raccolte sui campi che geograficamente ci sono vicini, all&#8217;improvviso non hanno pi\u00f9 valore, mentre rimangono vere le &#8220;prove&#8221;, le &#8220;certezze&#8221;, le &#8220;testimonianze&#8221; raccolte sui campi polacchi.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Per una specie di tacito accordo, neppure uno tra gli storici ufficiali ha pubblicamente affrontalo questi aspetti. Quante volte nella &#8220;storia della storia&#8221; ci si \u00e8 affidati alla pura e semplice affermazione di un solo storico?<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>Ma veniamo alle &#8220;camere a gas&#8221; polacche.<\/p>\n\n\n\n<p>Per affermare che sono esiste delle &#8220;camere a gas&#8221; a Belzec o a Treblinka, ci si basa essenzialmente sul Rapporto Gerstein. Questo documento di una SS, che \u00e8 stata &#8220;suicidata&#8221; nel 1945 nella prigione di Cherche Midi, brulica di tali assurdit\u00e0 che da tempo \u00e8 screditato agli occhi degli storici. Questo Rapporto non \u00e8 d&#8217;altronde mai stato pubblicato, neppure tra i documenti del Tribunale militare di Norimberga, se non in forma inaccettabile (con censure, falsificazioni, riscritture\u2026). Non \u00e8 mai stato reso pubblico con i suoi aberranti annessi (la &#8220;minuta&#8221; o, in tedesco, le &#8220;Erg\u00e4nzungen&#8221;).<\/p>\n\n\n\n<p>Per quel che riguarda Majdanek, \u00e8 d&#8217;obbligo una visita diretta. Essa \u00e8, se possibile, ancor pi\u00f9 risolutiva di quella di Struthof. Pubblicher\u00f2 uno studio al riguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per Auschwitz e Birkenau, si dispone fondamentalmente delle memorie di R. H\u00f6ss, redatte sotto la sorveglianza dei suoi carcerieri polacchi. In loco si trovano un locale &#8220;rekonstruiert&#8221;, e delle macerie.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;esecuzione col gas non ha niente a che vedere con una asfissia suicida o accidentale. Nel caso di un&#8217;esecuzione, il &#8220;gassatore&#8221; e i suoi aiutanti non devono correre il minimo rischio. Cos\u00ec, per le loro esecuzioni, gli americani utilizzano un gas sofisticato, e ci\u00f2 in uno spazio ridottissimo ed ermeticamente chiuso. Dopo l&#8217;uso, il gas viene aspirato e neutralizzato. I guardiani devono attendere pi\u00f9 di un&#8217;ora per entrare nel piccolo locale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci si chiede come ad Auschwitz-Birkenau, ad esempio, si potevano tenere 2.000 uomini in un locale di 210 metri quadrati (!), quindi gettare (?) su di loro dei granuli del fortissimo insetticida Zyklon B; infine, immediatamente dopo la morte delle vittime, mandare, senza maschere antigas, in quel locale saturo di acido cianidrico, un gruppo di persone per estrarne i cadaveri impregnati di veleno. Due documenti degli archivi industriali tedeschi repertoriati dagli americani a Norimberga ci dicono d&#8217;altra parte che lo Zyklon B aderiva alle superfici, non poteva essere sottoposto a ventilazione forzata ed esigeva un&#8217;areazione di circa 24 ore, ecc. Altri documenti che si trovano in loco, negli archivi del Museo di Stato di 0swiecim, e che non sono mai stati descritti da nessuna parte, mostrano d&#8217;altronde che quel locale di 210 metri quadrati, oggi in macerie, non era che un rudimentale obitorio (&#8220;Leichenkeller&#8221;), interrato (per proteggerlo dal caldo) e provvisto di un&#8217;unica e modesta porta d&#8217;entrata e d&#8217;uscita.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul crematorio di Auschwitz (come in generale su tutto il campo), c&#8217;\u00e8 una mole enorme di documenti, comprese le fatture precise al pfennig o quasi. Invece, sulle &#8220;camere a gas&#8221; non si ha nulla: n\u00e9 un ordine di costruzione, n\u00e9 un progetto, n\u00e9 un&#8217;ordinazione, n\u00e9 una pianta, n\u00e9 una fattura, n\u00e9 una fotografia. In centinaia di processi, non si \u00e8 riusciti a produrre niente di questo genere.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Ero ad Auschwitz e posso assicurarvi che non c&#8217;era alcuna camera a gas&#8221;. Si \u00e8 apprestato a dire Thies Christophersen, appena ascoltato tra i testimoni a discarico. Tuttavia, vengono processati, ancora oggi, chiunque, in Germania, citi Thies Christophersen, che ha scritto <em>La menzogna di Auschwitz<\/em>. Si rischia una condanna per &#8220;oltraggio alla memoria dei morti&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;indomani della guerra, i tedeschi, la Croce rossa internazionale, il Vaticano (pur cos\u00ec bene informato sulla Polonia), tutti hanno dichiarato pietosamente, con molti altri: &#8220;Le prove? Non ne sappiamo niente&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, mi chiedo oggi, come si possono sapere le cose quando non si sono verificate?<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 esistita una sola &#8220;camera a gas&#8221; in un solo campo di concentramento tedesco: ecco la verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fonti:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Prima pubblicazzione: D\u00e9fense de l&#8217;Occident, giugno 1978, pp. 32-40.<\/p>\n\n\n\n<p>Ripodutto in Serge Thion, V\u00e9rit\u00e9 historique ou v\u00e9rit\u00e9 politique? Le dossier de l&#8217;affaire Faurisson. La question des chambres \u00e0 gaz, Paris, La Vieille Taupe, 1979, pp. 83 ss, 90.<\/p>\n\n\n\n<p>Riprodutto in Robert Faurisson, Ecrits r\u00e9visionnistes, 1974-1998, 1999, vol. I, p. 55 ss.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima traduzione italiana: Il Caso Faurisson, a cura di Andrea Chersi, [1981], p. 13-20. Le note sono assente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nova traduzione in Il Caso Faurisson e il revisionismo olocaustico, Graphos, 1997, pp.69-76. Anche la, le note sono assente.<\/p>\n\n\n\n<p>(1) Richard Korherr \u00e8 stato uno statistico tedesco al servizio dei nazisti, capo ispettore dell&#8217;ufficio statistico delle SS durante la Seconda Guerra Mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Autori e fonti a cui accedere per approfondire il revisionismo sull&#8217;Olocausto e sulla II Guerra Mondiale<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Paul Rassinier<\/p>\n\n\n\n<p>Robert Faurisson<\/p>\n\n\n\n<p>Arthur Butz<\/p>\n\n\n\n<p>Thies Christophersen<\/p>\n\n\n\n<p>Wilhelm St\u00e4glich<\/p>\n\n\n\n<p>Carlo Mattogno<\/p>\n\n\n\n<p>Henri Roques<\/p>\n\n\n\n<p>Udo Walendy<\/p>\n\n\n\n<p>J\u00fcrgen Graf<\/p>\n\n\n\n<p>Germar Rudolf<\/p>\n\n\n\n<p>Walter Sanning<\/p>\n\n\n\n<p>Mark Weber<\/p>\n\n\n\n<p>John C. Ball<\/p>\n\n\n\n<p>Emst Z\u00fcndel<\/p>\n\n\n\n<p>David Irving<\/p>\n\n\n\n<p>Ingrid Weckert<\/p>\n\n\n\n<p>Enrique Aynat<\/p>\n\n\n\n<p>Serge Thion<\/p>\n\n\n\n<p>Carlos Porter<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il revisionismo storico, venuto ad essere dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, che \u00e8 stato maliziosamente definito &#8220;negazionismo&#8221;, in realt\u00e0 comprende risultati di studi e documentazioni che mettono in grave crisi la narrazione ufficiale, al punto, di fatti, da smontarla. 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