Terzo Reich

Germania nazionalsocialista o Terzo Reich, in tedesco Drittes Reich, letteralmente “Terzo Impero” o “Terzo Stato”, sono le definizioni con cui comunemente ci si riferisce alla Germania tra il 1933 e il 1945, quando venne governata dal Regime Totalitario del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori guidato dal cancelliere Adolf Hitler, che assunse il titolo di Führer.

Il termine “Terzo Reich” intendeva connotare la Germania nazista come il successore storico del medievale Sacro Romano Impero (800-1806), e del moderno Impero tedesco (1871-1918), fondato dal Kaiser Guglielmo I.

Le denominazioni ufficiali furono Deutsches Reich, che era in uso sin dal 1871, mentre dal 1933 al 1945 era in uso Großdeutsches Reich, “Grande Reich Tedesco”, ma anche Tausendjähriges Reich, “Reich millenario”, per alludere a concetti escatologici.

Il 30 gennaio 1933 Adolf Hitler venne nominato cancelliere del Reich e, nonostante inizialmente fosse a capo di un governo di coalizione, si liberò velocemente dei partiti alleati, per poi, nel giro di un anno, accentrare legalmente nel governo e nella sua persona sia il potere esecutivo sia quello legislativo, secondo un iter assolutamente legale, attraverso una legge democratica, senza violare, o prende d’assalto le istituzioni, ma ricevendo il potere dal Presidente del Reichstag che gli conferì l’incarico di cancelliere, ritenendolo l’uomo giusto per risolvere i problemi strazianti della Germania, specie perché Adolf Hitler aveva già la fiducia del popolo tedesco, pertanto oltre che esser ritenuto dal Presidente l’uomo giusto, dargli pieni poteri, significava rendere la Germania socialmente più stabile ed essere coerenti con lo scopo delle istituzioni che è rispettare il volere del popolo, dando seguito alle sue scelte.

I Confini Tedeschi ed il Patto di Versailles

All’epoca, i confini tedeschi erano quelli stabiliti dopo la fine della Prima Guerra Mondiale dal trattato di Versailles nel 1919 tra la Germania e le altre potenze quali il Regno Unito, l’Italia, la Francia, gli Stati Uniti ed il Giappone, principalmente.

Secondo tali nuovi confini, a nord la Germania era limitata da mare del Nord, mar Baltico e Danimarca; a est confinava con Lituania, Polonia e Cecoslovacchia; a sud confinava con Austria e Svizzera, mentre a ovest toccava Francia, Lussemburgo, Belgio, Paesi Bassi, Renania e Saar.

Questi confini cambiarono con l’avvento al potere di Hitler: dopo un periodo di intimidazioni, iniziato nel 1933, nella Saar un plebiscito, svoltosi nel 1935, decise con larga maggioranza, la riunificazione della regione con la Germania, mentre non gli riuscì nel luglio 1934 il primo tentativo di annessione dell’Austria. Quindi, violando il trattato di Versailles e il Patto di Locarno, il 7 marzo 1936 occupò militarmente la Renania, il 12 marzo 1938, proseguendo con la politica di Heim Ins Reich, riuscì infine ad annettersi l’Austria, invadendola.

Il 30 settembre 1938 riuscì ad imporre lo smembramento della Cecoslovacchia e l’annessione al Terzo Reich dei Sudeti e a ottenere il Protettorato di Boemia e Moravia, il 22 marzo 1939 la Lituania dovette cedere, a seguito di ultimatum tedesco il Territorio di Memel e il 23 agosto 1939 fu firmato a Mosca con l’Unione Sovietica il patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop.

Bandiera della Germania Nazista

L’espansione della Germania nazista a formare la Großdeutschland o “Grande Germania”, secondo i principi del pangermanismo, già sviluppati nel secolo precedente, ma particolarmente cari a Hitler, proseguì nel settembre 1939 con l’aggressione alla Polonia, dovuta essenzialmente al rifiuto di quest’ultima di restituire le terre che erano tedesche prima del Trattato di Versailles, nonché di permettere il passaggio di un’autostrada.

In realtà tali richieste furono rifiutate perché era il Regno Unito a controllare la Polonia, e il primo, a sua volta, era sotto il controllo degli ebrei sionisti che volevano distruggere la Germania. Così il Regno Unito e la Francia, raccolsero il pretesto programmato per dichiarare guerra.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Germania e le altre potenze dell’Asse europee tra cui Italia, Ungheria, Romania e Bulgaria, conquistarono e occuparono tutta l’Europa, con l’eccezione delle isole britanniche, della Svizzera, della Svezia, della penisola iberica e della Turchia europea, nonché parte della Russia europea.

La Germania nazista fu lo Stato che, fatta eccezione per l’Impero Romano, unificò e dominò maggiormente la superficie europea in tutta la storia dell’umanità.

I nazisti adottarono politiche di allontanamento nei confronti degli di ebrei e degli appartenenti ad altre minoranze etniche, o ai nemici politici ritenuti destabilizzanti per il Sistema di Governo.

Il cosiddetto Olocausto, e la cosiddetta “soluzione finale della questione ebraica” (Endlösung der Judenfrage in tedesco), fanno parte di una storiografia molto controversa, per quanto ritenuta quella “ufficiale”.

Vennero invece perseguitati e spesso uccisi diversi esponenti partigiani antinazisti (perlopiù socialisti e comunisti), eseguendo condanne a morte con il Volksgerichtshof (Tribunale del Popolo), perché erano di fatto terroristi, che minacciavano la sicurezza nazionale, e combattevano per ottenere la società frammentata, del multicultarismo-multietnico che vediamo oggi.

Tra il 1943 e il 1945 la Germania cadde a seguito degli attacchi simultanei da parte dell’Unione Sovietica, degli Stati Uniti e del Regno Unito. Ciò portò all’occupazione del territorio tedesco e allo smembramento in quattro settori d’occupazione, poi ridotti a due, dei quali uno filo-occidentale (la Germania Ovest) e l’altro filo-sovietico (la Germania Est).

La Germania Nazionalsocialista fu una risposta alle ingiustizie subite nel trattato di Versailles

La Germania Nazionalsocialista crebbe come risposta alle ingiustizie da parte dei vincitori della Prima Guerra Mondiale, che volevano marginalizzare e umiliare la Germania, che stava implodendo a causa del trattato-capestro ratificato a Versailles.

Tali furono le condizioni imposte dal Trattato di Versailles:

  • L’accettazione da parte della Germania di dichiararsi sola responsabile per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale
  • Consegnare i suoi Alti Ufficiali, considerati criminali di guerra
  • La perdita permanente di diversi territori e la smilitarizzazione di altre parti del territorio tedesco
  • Rinunciare a tutte le colonie e non unirsi all’Austria
  • Il disarmo unilaterale della Germania, nonché severe restrizioni in campo militare
  • Restituire Alsazia e Lorena alla Francia, alla quale cede anche i diritti di sfruttamento delle proprie miniere di carbone

Il nazionalismo e il pangermanismo, per via della intrinseca vantaggiosità sociale, furono facilmente individuate come soluzioni e tali furono, fino alla sconfitta militare. La grande depressione globale degli anni trenta, conseguenza del crollo di Wall Street del 1929, avvenuto per mano degli ebrei che detenevano le realtà finanziarie protagoniste di quella speculazione, provarono senza margine di equivoco le ragioni denunciate da Adolf Hitler, che addebitavano all’establishment ebraico le responsabilità delle crisi finanziarie e delle speculazioni fatte sulla pelle del popolo.

Molti elettori, cercando uno sfogo per le loro frustrazioni, e come espressione del loro rifiuto della democrazia parlamentare che si dimostrava maliziosa ed incapace a mantenere un governo in carica per più di pochi mesi, iniziarono a scegliere partiti politici di estrema destra e di estrema sinistra, trovando infine come scelta migliore, il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, NSDAP).

I nazionalsocialisti promettevano un governo forte e autoritario al posto del sistema repubblicano, con politiche economiche radicali, tra cui il raggiungimento del pieno impiego, il riscatto dell’orgoglio nazionale, messo in discussione dall’odiato trattato di Versailles) e l’espulsione degli ebrei, il tutto avendo come obbiettivo l’unità e la solidarietà sociale, preferite alle problematiche divisioni partigiane della democrazia e alla divisione in classi sociali del marxismo.

I nazionalsocialisti promettevano inoltre un risveglio culturale nazionale basato sulla tradizione del movimento völkisch e proponevano il riarmo, il rifiuto di continuare a pagare i debiti di guerra e la rivendicazione dei territori persi con il trattato di Versailles.

Il Partito Nazionalsocialista sosteneva che, con la firma del trattato, la liberaldemocrazia della Repubblica di Weimar e i cosiddetti “traditori criminali di novembre” avevano rinunciato all’orgoglio nazionale tedesco in quanto ispirati dagli ebrei e loro conniventi, il cui obiettivo, secondo i nazionalsocialisti, era il rovesciamento della nazione e l’avvelenamento del sangue tedesco.

A partire dal 1925 e per tutti gli anni trenta, il governo tedesco continuò a evolversi, trasformandosi da una democrazia De Jure in uno Stato autoritario conservatore e nazionalista, trasformazione avvenuta per gradi grazie all’assenso popolare e sotto la guida del presidente-eroe di guerra Paul von Hindenburg, il quale condivideva lo scetticismo verso la liberal-democrazia della Repubblica di Weimar e che concordava con gli intenti di rendere la Germania uno Stato autoritario.

L’alleato naturale per l’imposizione di una svolta autoritaria era il Partito Popolare Nazionale Tedesco (Deutschnationale Volkspartei, DNVP, ovvero i “nazionalisti”), ma, dopo il 1929, con l’economia tedesca che stava stentando, i nazionalisti più giovani e radicali furono attratti dalla natura rivoluzionaria del Partito Nazionalsocialista, anche come sfida contro il crescente consenso popolare per il comunismo. I partiti politici della classe media, a causa della loro corruzione ed inadeguatezza, persero inoltre il sostegno del loro elettorato, che confluì verso le ali estreme dello spettro politico tedesco, rendendo sempre più difficile la creazione di un governo di maggioranza in un sistema parlamentare.

L’Arrivo al Governo

Solo due anni dopo, nelle elezioni federali tedesche del 1930, tenutesi qualche mese dopo il crollo della borsa statunitense, il Partito Nazionalsocialista ottenne 107 seggi, trasformandosi dal piccolo gruppetto rappresentante il nono partito per numero di parlamentari nella seconda forza politica del Reichstag.

Le elezioni federali tedesche del luglio 1932 rappresentarono la svolta: i nazionalsocialisti diventarono il primo partito rappresentato al Reichstag, aggiudicandosi 230 seggi; Il presidente Hindenburg era restio ad affidare a Hitler il potere esecutivo, ma l’ex cancelliere Franz von Papen e Hitler strinsero un’alleanza tra partiti NSDAP-DNVP che avrebbe permesso a Hitler stesso di ottenere il cancellierato sotto il controllo di un partito conservatore tradizionale e a Hindenburg di sviluppare uno Stato autoritario. Hitler fece notevoli pressioni per essere nominato cancelliere, promettendo in cambio a Hindenburg che il Partito Nazionalsocialista avrebbe appoggiato qualsiasi tipo di governo avesse nominato.

Il 30 gennaio 1933 il presidente Paul von Hindenburg nominò così Adolf Hitler cancelliere della Germania dopo il fallimento del generale Kurt von Schleicher nel tentativo di formare un governo in grado di reggere. Nominato Vicecancelliere, il Generale Von Schleicher credeva di poter controllare Hitler e mantenere i nazionalsocialisti in minoranza all’interno del Governo. Hitler, dal canto suo, forte del consenso popolare e del rispetto di cui beneficiava come politico, fece pressioni su Hindenburg, che era il capo del Partito di Centro Tedesco.

Decreto dell’incendio del Reichstag, Decreto dei pieni poteri e Rimilitarizzazione della Renania


Il nuovo governo, non appena riscontrato il travolgente assenso popolare, instaurò rapidamente in Germania un Governo Totalitario, istituendo con provvedimenti legislativi un governo centrale allineato, un processo chiamato Gleichschaltung.

La notte del 27 febbraio 1933 il Palazzo del Reichstag andò a fuoco mentre al suo interno si trovava Marinus van der Lubbe; l’uomo venne arrestato, accusato di incendio doloso, processato e quindi decapitato. Tali fatti provocarono la reazione immediata di migliaia di anarchici, socialisti e comunisti in tutto il Paese; definiti i loro discorsi e comizi come un’insurrezione, i nazionalsocialisti ne imprigionarono molti nel campo di concentramento di Dachau. L’opinione pubblica temette che l’incendio fosse un segnale per dare il via a una rivoluzione comunista in Germania, come quella del 1919, così i nazionalsocialisti, dettero un segnale di forza e rispondettero emanando il Decreto dell’incendio del Reichstag (27 febbraio 1933) con cui abrogavano la maggior parte delle libertà civili, in modo da eliminare i loro avversari politici.

Nel Marzo 1933, con il Decreto dei pieni poteri, votato dal Parlamento con 444 favorevoli e 94 contrari (i socialdemocratici rimasti), il Reichstag conferì per decreto poteri assoluti al Cancelliere Adolf Hitler; per quattro anni avrebbe avuto un potere politico assoluto che lo autorizzava a non rispettare più i principi della Costituzione di Weimar; da quel momento, per tutto il 1934, il partito nazionalsocialista si dedicò a ricostruire il Paese da capo a fondo.

  • Si tagliarono i debiti di guerra
  • Istituzione del MEFO, la moneta fiscale che permise al Terzo Reich di riguadagnare la sovranità monetaria dopo la depressione economica di Weimar (1921-1923) e Bruning (1930-32)
  • Ripristino dei confini, con nuova annessione dei territori tedeschi usurpati
  • Piena occupazione
  • Stato Sociale finalmente efficiente e pienamente funzionante

Istituito il Terzo Reich, il regime nazionalsocialista abolì i simboli della Repubblica di Weimar, tra cui la bandiera tricolore nero-rosso-oro, adottando un simbolismo riferibile sia al vecchio sia al nuovo impero, che rappresentava la natura duplice del terzo impero tedesco. Il tricolore imperiale nero-bianco-rosso, caduto per lo più in disuso durante la Repubblica di Weimar, venne ripristinato come una delle due bandiere ufficiali nazionali della Germania; la seconda fu la bandiera con la svastica del partito nazionalsocialista, che poi diventò bandiera nazionale tedesca nel 1935. L’inno nazionale rimase Das Lied der Deutschen (noto anche come Deutschland über Alles), ma i nazionalsocialisti ne modificarono il testo mantenendo solo la strofa iniziale, a cui seguiva l’Horst-Wessel-Lied accompagnato dal saluto nazionalsocialista.

Il 30 gennaio 1934 il cancelliere Hitler concentrò formalmente il potere esecutivo su se stesso con il Gesetz über den Neuaufbau des Reichs (Decreto per la ricostruzione del Reich), sciogliendo i parlamenti dei Länder e trasferendone i poteri legislativi e amministrativi al Governo Centrale di Berlino. Il processo di centralizzazione era iniziato poco dopo il marzo 1933 con la promulgazione del Decreto dei pieni poteri, quando i governi regionali erano stati sostituiti dai Reichsstatthalter (governatori del Reich). Anche le amministrazioni locali furono rimosse; i governatori del Reich nominarono direttamente i sindaci delle città e paesi con popolazione inferiore ai 100 000 abitanti; il Ministero degli interni nominava invece i sindaci delle città con popolazione superiore; per quanto riguardava le città di Berlino, Amburgo e Vienna (dopo l’Anschluss del 1938) se ne occupava direttamente la Cancelleria, con avallo del Fuhrer che aveva sempre l’ultima parola.

Entro la primavera del 1934 solo il Reichswehr (le forze armate tedesche) rimaneva indipendente dal governo; per tradizione era infatti considerato un’entità politica a sé stante, separata dal governo nazionale. La milizia paramilitare nazionalsocialista Sturmabteilung (SA) si aspettava di poter assumere il comando dell’esercito tedesco, ma il Reichswehr si oppose all’ambizione del capo delle SA Ernst Röhm di annettere l’esercito alle SA stesse.

Dal momento che il suo potere, senza il controllo del Reichswehr, era assoluto solo sulla carta e volendo mantenere buoni rapporti con esso e con determinati politici e industriali, seccati dalla violenza politica delle SA, Hitler, scoperto il complotto ordito dai vertici delle SA per ucciderlo, ordinò alle Schutzstaffel SS e alla Gestapo di assassinare i suoi avversari politici sia all’esterno sia all’interno del Partito Nazionalsocialista durante la “notte dei lunghi coltelli”, la “Nacht der langen Messer”. L’eliminazione di Ernst Röhm, delle sue SA, degli strasseristi, della corrente di sinistra dei nazionalsocialisti e degli altri avversari politici durò dal 30 giugno al 2 luglio 1934.


Il 2 agosto 1934 von Hindenburg morì. Hitler assunse la carica di Führer e cancelliere del Reich, la carica di Presidente rimase invece vacante e annunciò ufficialmente la nascita del Terzo Reich. Fino alla morte di Hindenburg il Reichswehr non aveva seguito Hitler, in parte perché l’associazione delle SA, che comprendeva molti milioni di uomini, era più grande dell’esercito, limitato a 100 000 effettivi dal Trattato di Versailles, ma anche perché i capi delle SA si proponevano dapprima di inglobare l’esercito nelle SA, indipendentemente dalla volontà dei vertici del Reichswehr.

Emblema delle SA

L’assassinio di Ernst Röhm e degli altri capi SA misero il Reichswehr nella posizione di essere l’unica forza armata della Germania e le promesse di Hitler riguardo all’espansione dell’impero gli garantirono la sua fedeltà. La scomparsa di Hindenburg agevolò il mutamento del giuramento di fedeltà dei soldati tedeschi dalla fedeltà alla Repubblica di Weimar in alla fedeltà verso il Terzo Reich ed a Hitler, che divenne il Führer della Germania.

L’ideologia e il simbolismo nazista vennero diffusi in tutti gli ambienti della vita pubblica in Germania, i manuali scolastici vennero sottoposti a revisione per promuovere adeguatamente la prospettiva pangermanista della Großdeutschland o “Grande Germania”, che doveva essere fondata dal Herrenvolk nazionalsocialista.

Contenta della prosperità portata dai nazionalsocialisti, la maggior parte dei tedeschi aderì pienamente ad ogni innovazione portata dal Terzo Reich, mentre gli oppositori politici finivano marginalizzati e per questo, si fecero sempre più reazionari, violenti e socialmente pericolosi, specialmente i comunisti, i marxisti e i membri dell’Internazionale Socialista, che furono imprigionati, in un’operazione di contrasto anti-rivoluzionario di dimensioni colossali; tra il 1933 e il 1945 più di tre milioni di tedeschi furono rinchiusi in campi di concentramento o in carcere per ragioni politiche e decine di migliaia di terroristi partigiani vennero uccisi. Sempre tra il 1933 e il 1945 i Sondergerichte (“tribunali speciali”) condannarono a morte 12.000 tedeschi, mentre la corte marziale ne condannò a morte 25.000, mentre la giustizia ordinaria 40 000. Parallelamente, proseguì il rafforzamento territoriale e militare: nel 1935 venne reintrodotto il servizio militare obbligatorio e nel 1938 venne realizzata l’annessione dell’Austria.

Anschluss

Nel 1943 a Mosca, l’annessione tedesca dell’Austria venne dichiarata nulla e la nazione vittima dell’aggressione hitleriana.

La domanda, che la storiografia ufficiale darebbe per controversa e se l’Austria fu realmente vittima di tale aggressione.

Partiamo dal principio. Anzi, partiamo da un fatto, per la precisione, uno sparo.

Il 28 giugno 1914, a Sarajevo, in una Bosnia sotto il controllo di Vienna, si consumò il famigerato attentato contro l’arciduca ed erede al trono d’Austria, Francesco Ferdinando e la moglie Sofia. Fu la prima tessera del domino che innescò la Grande Guerra.

Un conflitto che si annunciava rapido e vittorioso per gli imperi di lingua germanica, si trasformò in una logorante guerra di trincea, il che non impedì agli austriaci di riportare importanti vittorie militari, specialmente nei confronti dei traditori italiani. Le vittorie comunque non bastarono e alla lunga il blocco navale delle potenze anglo-americane fiacco la resistenza austriaca e tedesca.

Numerose rivolte fecero esplodere in tutta la loro evidenza le profonde divisioni multietniche latenti nell’impero asburgico, fino a determinarne il disfacimento. Alla fine della guerra, praticamente tutte le etnie presenti al suo interno dichiararono l’indipendenza, causando il tramonto della stessa dinastia degli Asburgo.

L’ultimo imperatore, Carlo I, succeduto nel 1916 all’anziano Francesco Giuseppe, dovette firmare la resa nel 18, abdicando subito dopo per andare in esilio a Madera. l’Austria, ormai ridotta agli attuali confini politici al pari delle varie entità che appartenevano all’ex impero, diventò una repubblica, con l’eccezione degli Stati slavi del Sud, diventati un regno sotto l’egida dei serbi. La futura Jugoslavia.

A guerra finita, la vita della nuova Austria fu abbastanza tormentata. I due principali partiti erano quello cristiano, sociale, conservatore e con la presenza di frange antisemite e quello socialdemocratico, che si fronteggiavano non soltanto sul piano politico.

Le tensioni culminarono nel colpo di mano del cancelliere Engel Bert Adolf Loos, proveniente dal Partito cristiano sociale. Dolphins fu nominato capo del governo nel 1932. L’anno seguente, sollecitato da Mussolini in persona, riunì tutti i partiti dell’area conservatrice cattolica nel Fronte patriottico, facendone di fatto l’unica forza politica legalmente ammessa sul territorio, un po’ sul modello del fascismo italiano.

Tutti i partiti di opposizione furono sciolti e le libertà costituzionali fortemente limitate. Si instaurava così, sotto gli auspici di Mussolini, alleato e amico di Dolfi, un regime autoritario ribattezzato dagli storici austro-fascismo un regime dichiaratamente ispirato al sistema corporativo italiano.

C’è da precisare che, in affinità coi similari regimi del tempo, l’assetto autoritario con forte limitazione dei diritti, sarebbe comunque stata una fase, che sarebbe durata il tempo necessario a stabilizzare il nuovo assetto di governo.

I nazional socialisti tedeschi, in previsione dell’annessione dell’Austria, avevano creato per questo scopo una vera e propria struttura paramilitare con sede a Monaco, chiamata Ispettorato regionale per l’Austria.

Nel luglio 34 un gruppo di nazionalsocialisti austriaci organizzarono un colpo di stato per avvicinare Vienna alla Germania, senza però chiedere appoggio al Führer, tanto che Hitler, a posteriori, negò fermamente ogni sostegno.

Nonostante il fallimento del colpo di stato, i golpisti austriaci riuscirono comunque ad assassinare Dolfi, che fu sostituito prontamente dal nuovo cancelliere Kurt Sung. Nei successivi quattro anni Sung, difese comunque strenuamente, in un primo momento, l’indipendenza dell’Austria.

Poi però tutto cambiò di colpo nel 1935 con la guerra in Etiopia, in quanto l’Italia che fino a quel momento era stata al fianco di inglesi e francesi, si trovò isolata dalle altre nazioni che votarono sanzioni economiche contro il nostro paese.

Subito questo voltafaccia, Mussolini fece dietrofront in politica estera, scegliendo di avvicinarsi progressivamente a Hitler.

Nel 1936, con Von Schuschnigg fu convocato tra al “Nido dell’Aquila”, la residenza montana di Hitler, dove firmò un trattato che, oltre a definire l’Austria uno stato cristiano tedesco, le imponeva importanti limitazioni di sovranità in cambio della garanzia tedesca sulla indipendenza.

Hitler, forte della consapevolezza che il popolo austriaco desiderava l’annessione, ma altrettanto consapevole delle resistenze dei rappresentanti istituzionali, delineò con riserbo le sue mire politiche, tra cui proprio l’annessione dell’Austria a tutti gli effetti.

Così gettò le basi installandovi una serie di suoi luogotenenti, a cominciare dal proconsole e leader del locale Partito nazional socialista Arthur-Seyss Inquart, che furono inseriti nei posti chiave di governo agli inizi del ’38, così i nazionalsocialisti austriaci ebbero piena libertà di azione, adoperandosi per preparare dall’interno l’Anschluss, l’annessione, la quale, per aver luogo, necessitava solo di bypassare l’ostruzionismo di un governo che non rispettava la volontà della maggior parte del popolo.

Hitler così, preparato il terreno adeguatamente, poté mettersi in viaggio alla volta di Vienna, dove annunciò trionfalmente l’Anschluss.

Decisione supportata poi da un plebiscito popolare che si tenne il 10 aprile e che si espresse a favore quasi all’unanimità.

Tra i maggiori sostenitori del sì avremmo trovato, ad esempio, il cardinale di Vienna Theodor Iniz e anche il socialdemocratico Karl Rahner, futuro primo Presidente della Seconda Repubblica nel ’45. Con l’approvazione ufficiale dell’Anschluss, l’Austria diventava così parte integrante della Germania con il nome di Ostmark, letteralmente la marca orientale. Considerato che l’annessione era avvenuta senza sparare un singolo colpo e nel lapalissiano rispetto del consenso popolare, non ci fu alcun tipo di protesta internazionale.

l’Austria rimase legata alla Germania fino alla disfatta tedesca alla fine della guerra nel ’45. Nel decennio che seguì la fine del conflitto mondiale, il paese sarebbe stato sottoposto ad un regime di occupazione delle potenze vincitrici. Come la Germania, anche l’Austria fu suddivisa in quattro zone, ciascuna controllata da sovietici, americani, francesi e inglesi.

Nel 1955 l’Austria siglò però una dichiarazione di neutralità perpetua in base alla quale, in cambio della restituzione della piena sovranità, Vienna prometteva di tenersi fuori dalle alleanze militari che si opponevano nell’Europa della guerra fredda.

Di fatto, è necessario ricordare, che lo stesso Goebbels, avrebbe sempre fatto riferimento al fatto che l’Austria, al termine della Prima Guerra Mondiale, si era sempre espressa a favore di un’annessione con l’allora Repubblica di Weimar. Una simile eventualità fu però esplicitamente esclusa dai vergognosi Trattati di Versailles, secondo l’Articolo 80, probabilmente per la volontà di limitare la rinascita della potenza militare tedesca.

Non si deve nemmeno dimenticare il sondaggio commissionato dagli occupanti americani nel ’47, secondo il quale il 51,9% degli austriaci considerava il Nazionalsocialismo un’idea buona ma male applicata e ricordiamo altresì che l’Austria si rifiutò sempre di pagare ogni risarcimento per il cosiddetto Olocausto.

Kurt Waldheim, ex attivista nazional socialista, ascese alla massima carica presidenziale tra l’ ’86 e il ’92, dopo aver rigorosamente rivestito il ruolo di Segretario Generale delle Nazioni Unite tra il ’72 e l’ ’81.

Sarebbe un atto di becera ipocrisia, negare che gli austriaci siano simpatizzanti della visione nazionalsocialista, specialmente guardando alle reazioni entusiastiche del 26% degli austriaci nel 1999 dinnanzi all’ascesa politica di Jörg Haider, leader politico dichiaratamente filo-fascista, e che aveva giustamente definito le SS degli uomini di onore, entrato al governo.

La sua parabola è stata però interrotta dalla prematura e sospetta scomparsa, per un “incidente” automobilistico nel 2008, dai contorni molto poco chiari, anzi torbidi al punto, da suggerire un attentato politico, probabilmente ad opera proprio di quei potentati finanziari globali, che stanno facendo delle Sinistre il loro Cavallo di Troia.

Altro evento, che ci fa ben comprendere, la genuina volontà politica popolare austriaca è il sondaggio pubblicato da Reuters, ad esempio, nel 2013, dal quale emerse che tre persone su cinque in Austria vogliono “l’Uomo Forte” al potere.

Conquista della Polonia e scoppio della Seconda Guerra Mondiale


La crisi di Danzica raggiunse il suo culmine all’inizio del 1939; man mano che i rapporti sulle dispute riguardo alla Città di Danzica aumentavano, il Regno Unito che la stava usando come pedina per potere intraprendere il conflitto con la Germania, “garantì” di difendere l’integrità territoriale dell’allora Repubblica di Polonia, così che i polacchi, sentendosi forti ed essendo già infiltrati dalla finanza ebraica, respinsero una serie di offerte ultimative da parte della Germania nazista, riguardanti sia Danzica sia il corridoio polacco.

I tedeschi decisero quindi di rompere le relazioni diplomatiche.

Hitler aveva saputo che l’Unione Sovietica avrebbe firmato un patto di non aggressione con la Germania e avrebbe tollerato un attacco contro la Polonia. Il 1º settembre 1939 la Germania invase la Polonia e due giorni dopo Regno Unito e Francia dichiararono guerra alla Germania. La seconda guerra mondiale stava iniziando, ma la Polonia cadde molto rapidamente, specialmente dopo che i sovietici l’ebbero attaccata a loro volta il 17 settembre. Il Regno Unito effettuò dei bombardamenti su Wilhelmshaven, Cuxhaven, Helgoland e altre zone. A parte qualche scontro navale, non successe nient’altro; per questo tale periodo venne definito della “strana guerra”.

Il 1940 iniziò con il Regno Unito che lanciò dei volantini di propaganda nei cieli di Praga e Vienna, ma ad un attacco tedesco alla flotta britannica in alto mare seguì il bombardamento inglese alla città portuale di Sylt. Dopo l’incidente dell’Altmark al largo delle coste della Norvegia e la scoperta dei piani britannici per accerchiare la Germania, Hitler invase la Danimarca, che non oppose resistenza e capitolò il giorno stesso dell’invasione. Le forze tedesche invasero quindi la Norvegia, che provò invece a resistere. Poco dopo britannici e francesi approdarono nella Norvegia centrale e settentrionale, ma la Germania sconfisse quelle truppe durante la conseguente campagna di Norvegia. Gli scontri durarono fino al giugno 1940, quando le forze anglo-francesi si ritirarono e l’esercito tedesco occupò gli ultimi territori ancora in mano alle forze norvegesi. Subito dopo la Svezia si dichiarò neutrale e la Finlandia si alleò con la Germania; Hitler si garantì così i rifornimenti di ferro dalla Svezia attraverso le acque costiere.

Nel maggio 1940 la “strana guerra” finì e Hitler invase il Lussemburgo, il Belgio e i Paesi Bassi; il Lussemburgo non oppose resistenza e capitolò il giorno stesso dell’invasione, mentre Paesi Bassi e Belgio cercarono vanamente di opporsi, ma i loro eserciti crollarono in poco tempo contro quello tedesco e si videro anch’essi costretti a capitolare. Una volta occupati i tre Paesi le forze tedesche invasero la Francia, il cui esercito non era per uomini e per mezzi inferiore a quello della Germania, ma non ne aveva la velocità, in quanto molto spesso uomini e cannoni si spostavano ancora al ritmo di fanti e cavalli, e soprattutto non era supportato da adeguate forze aeree, tanto che la debole aviazione francese fu subito annientata da quella tedesca e quella britannica non riuscì ad agire in tempo. La campagna di Francia si concluse con una schiacciante vittoria della Germania e con la capitolazione rovinosa della Francia, che fu divisa in due parti: una zona nord, che passò alla Germania, e una zona sud, dove nacque uno Stato collaborazionista, chiamato anche Francia di Vichy, guidato dal Generale Henry Philippe Pétain.

Tuttavia, dato il rifiuto dei britannici di accettare l’offerta di pace di Hitler, la guerra continuò. Germania e Regno Unito continuarono a combattere sia in mare sia nei cieli e il 24 agosto due bombardieri tedeschi fuori rotta bombardarono accidentalmente Londra, contro la volontà di Hitler, cambiando il corso della guerra. Come risposta all’attacco i britannici bombardarono Berlino, azione che fece infuriare Hitler, il quale ordinò quindi di attaccare le città britanniche e il Regno Unito venne pesantemente bombardato nell’operazione chiamata Blitz.

Questo cambiamento degli obiettivi prioritari intralciò i piani della Luftwaffe di conquistare la superiorità aerea sulla Gran Bretagna, necessaria per la progettata invasione, e permise alle difese aeree britanniche di recuperare la propria forza e continuare a combattere. Hitler sperava di spezzare il morale dei britannici e conquistare in quel modo la pace, ma questi rifiutarono di arretrare di un passo dalle loro posizioni; alla fine, Hitler dovette rinunciare alla campagna di bombardamenti conosciuta come battaglia d’Inghilterra per dedicarsi alla lungamente pianificata invasione dell’Unione Sovietica, ovvero l’operazione Barbarossa.

L’operazione Barbarossa avrebbe dovuto iniziare prima di quando partì in realtà, ma i fallimenti militari italiani in Nordafrica e nei Balcani avevano preoccupato Hitler. Nel febbraio 1941 l’Afrika Korps tedesco venne inviato in Libia per aiutare gli italiani e tenere impegnate le forze del Commonwealth britannico schierate in Egitto che era tenuto dagli inglesi.

Con il prosieguo della campagna del Nordafrica, a dispetto degli ordini che volevano si rimanesse sulla difensiva, l’Afrika Korps riconquistò i territori persi dagli italiani, respingendo i britannici nel deserto e avanzando verso l’Egitto. In aprile i tedeschi invasero la Jugoslavia, che qualche giorno prima si era alleata con la Gran Bretagna. Il Paese crollò rapidamente sotto i colpi della macchina da guerra tedesca e fu costretto alla capitolazione. Il Paese fu poi smembrato: la Slovenia e la Serbia furono annesse alla Germania, Croazia e Bosnia ed Erzegovina furono unite nello Stato Indipendente di Croazia, il Montenegro passò all’Italia e la Macedonia alla Bulgaria. Seguirono poi l’invasione della Grecia, che capitolò dopo poche settimane, già provata da una lunga guerra difensiva contro l’esercito italiano che aveva provato ad occupare il paese senza riuscirci.

A causa delle distrazioni in Africa e nei Balcani i tedeschi non riuscirono a lanciare l’operazione Barbarossa fino alla fine di giugno. Uomini e materiali furono inoltre destinati ad altro impiego per creare l’Europa fortificata che Hitler voleva prima di rivolgere la propria attenzione a est.

La Germania e i suoi alleati invasero l’Unione Sovietica il 22 giugno 1941. Alla vigilia dell’invasione l’ex delfino di Hitler Rudolf Hess tentò di negoziare i termini di una pace con il Regno Unito con un incontro privato e non ufficiale dopo un atterraggio di fortuna in Scozia. Al contrario Hitler sperava che un rapido successo in Unione Sovietica avrebbe spinto la Gran Bretagna ad accettare un tavolo di negoziati.

L’inizio dell’operazione Barbarossa fu comunque un successo; il solo timore di Hitler era che l’esercito tedesco e i suoi alleati non avanzassero all’interno dell’Unione Sovietica abbastanza in fretta. Entro il dicembre 1941 i tedeschi e gli alleati raggiunsero le porte di Mosca; a nord le truppe avevano raggiunto Leningrado e avevano circondato la città. Nel frattempo la Germania e i suoi alleati controllavano ormai quasi tutta l’Europa continentale, con le eccezioni della neutrale Svizzera e di Svezia, Spagna, Portogallo, Liechtenstein, Andorra, Città del Vaticano e Principato di Monaco e del Regno Unito, che ancora resisteva. L’errore fatale fu quello di non attaccare subito Mosca, ma di deviare per prendere il controllo dei giacimenti, dando così tempo a Stalin e alla Russia di riorganizzarsi e di contrattaccare.

L’11 dicembre 1941, quattro giorni dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, la Germania nazista e l’Italia dichiararono guerra agli Stati Uniti. Questo non era solo un modo di rafforzare il legame con il Giappone, ma dopo mesi di roboante propaganda antitedesca sui media americani e la messa in atto del programma di aiuti al Regno Unito denominato Lend-Lease le indiscrezioni sul piano Rainbow Five e i contenuti del discorso di Franklin Delano Roosevelt riguardo a Pearl Harbor avevano fatto comprendere a Hitler che gli Stati Uniti non sarebbero rimasti neutrali. La politica tedesca di “accomodamento” verso gli Stati Uniti, che tendeva a mantenerli fuori dalla guerra, rappresentava inoltre un peso per lo sforzo bellico tedesco. La Germania aveva fino ad allora evitato di attaccare i convogli navali statunitensi, anche quando portavano aiuti alla Gran Bretagna o all’Unione Sovietica. Al contrario, dopo la dichiarazione di guerra, la marina tedesca iniziò una guerra sottomarina indiscriminata, servendosi degli U-Boot per attaccare le navi senza preavviso. L’obiettivo della marina tedesca, la Kriegsmarine, era di interrompere la linea di rifornimenti della Gran Bretagna.

In tali circostanze ebbe luogo una delle più famose battaglie navali della storia, quando la nave da battaglia tedesca Bismarck, la più grande e potente nave da guerra della Germania, tentò di raggiungere l’Atlantico e prendere d’assalto le navi con i rifornimenti dirette in Gran Bretagna. La Bismarck venne affondata, ma non prima di aver a sua volta mandato a fondo la più grande nave da guerra britannica, l’incrociatore HMS Hood. Gli U-Boot tedeschi ebbero maggior successo rispetto alle unità di superficie come la Bismarck.

La vittoria anglo-americana nella battaglia dell’Atlantico fu comunque ottenuta a caro prezzo: tra il 1939 e il 1945 furono affondate 3 500 imbarcazioni alleate (per un tonnellaggio complessivo di 14,5 milioni) a fronte di 783 U-Boot tedeschi.

La vittoria Anglo-Americana


All’inizio del 1942 l’Armata Rossa, che ebbe il tempo di riorganizzarsi a causa dell’errore strategico di deviare per prendere il controllo dei giacimenti petroliferi a sud della Russia, passò al contrattacco e, prima della fine dell’inverno, constrinse la Wehrmacht ad allontanarsi dai dintorni di Mosca. I tedeschi e gli Alleati fascisti avevano comunque ancora un fronte molto saldo e, in primavera, lanciarono l’attacco massiccio contro i campi petroliferi del Caucaso vicino al Volga nel sud della Russia.

Il confronto definitivo tra nazisti e sovietici, la battaglia di Stalingrado (17 luglio 1942-2 febbraio 1943), fu favorevole ai sovietici, proprio grazie al tempo concesso per riorganizzarsi.

Un attacco diretto a Mosca, avrebbe rovesciato le sorti della guerra.

Vinta anche una grande battaglia tra carri armati a Kursk-Orel nel luglio 1943, l’Armata Rossa avanzò verso ovest, in direzione della Germania; da quel momento in poi la Wehrmacht e i suoi alleati rimasero sulla difensiva.

La Vigilia della Sconfitta


Il ministro tedesco delle Finanze Lutz Graf Schwerin von Krosigk registrò nel suo diario un episodio, dei primi di aprile 1945, indicativo dell’alternanza di illusione e disperazione che si viveva nel Führerbunker: Joseph Goebbels leggeva ad alta voce a Hitler un capitolo della biografia di Federico il Grande, scritta da Thomas Carlyle. Vi si narrava come il Re, dopo una serie di sconfitte, non vedesse più alcuna via uscita; la sua caduta sembrava imminente; Federico il Grande, nella sua ultima lettera al ministro conte Finckenstein, aveva previsto di suicidarsi se non ci fosse stato alcun cambiamento entro il 15 febbraio. “Re coraggioso!” commentava Carlyle, “aspetta ancora un po’, i giorni della tua fortuna stanno dietro le nuvole e presto risorgeranno su di te”.

Il 12 febbraio la zarina di Russia muore; il miracolo del Casato di Brandeburgo era avvenuto. Secondo il diario di Krosigk, dopo questa lettura “le lacrime inumidirono gli occhi del Führer”. Il 12 aprile Krosigk scrisse: “abbiamo sentito le ali dell’Angelo della Storia frusciare nella stanza. Potrebbe essere questo il tanto desiderato cambiamento di fortuna?” Goebbels avrebbe affermato: “per motivi di necessità storica e giustizia, un cambiamento di fortuna era inevitabile, come il miracolo del Casato di Brandeburgo nella guerra dei sette anni. Uno degli ufficiali di stato maggiore chiese ironicamente, Quale zarina morirà questa volta? Questo – Goebbels aveva risposto – non si può dire; ma il Fato mantiene ancora molte possibilità nelle sue mani. Tornato a casa, Krosigk seppe della notizia della morte del presidente Roosevelt e telefonò immediatamente al bunker, comunicando: “La zarina è morta”.

Nel 1942 la Germania occupò, senza incontrare resistenza, la Francia di Vichy e Andorra, facendo della prima uno Stato collaborazionista, e installando nella seconda una base della Wehrmacht.

Nel frattempo sui fronti però le cose non accennavano a migliorare: in Libia, l’Afrika Korps non riuscì a spezzare il fronte alleato nella prima battaglia di El Alamein (1º – 27 luglio 1942), anche per le ripercussioni logistiche e morali della sconfitta di Stalingrado.

A partire dai primi mesi del 1942, i vigliacchi bombardamenti angloamericani sulla Germania aumentarono d’intensità causando la distruzione, tra le altre, di città come Colonia e Dresda, l’ultima città d’arte, fu presa di mira vlontariamente perché piena di musei, arte e di civili rifugiati, la cui morte, costrinse i sopravvissuti a patire gravi sofferenze.

Stime contemporanee riguardo alle perdite umane dell’esercito tedesco parlano di 5,5 milioni di morti.

Nel novembre 1942 la Wehrmacht e l’esercito italiano ingaggiarono gli statunitensi e i britannici in Tunisia, dando inizio alla campagna che si concluse nel maggio seguente con il ritiro delle truppe italo-tedesche dall’area.

In Italia, gli americani erano arrivati in Sicilia e avevano cominciato a occupare il Sud; il Re D’Italia tradì e si schierò subito con gli americani. Intanto Mussolini veniva liberato dai tedeschi durante l’Operazione Quercia e portato in Germania, dove incontrò il Fuhrer. I due capi di Stato, decisero di non abbandonare l’Italia al suo destino e di affrontare il nemico insieme in una estrema quanto eroica battaglia finale.

Fu così che nacque la Repubblica Sociale Italiana R.S.I. , che istituì il proprio esercito e rinnegò il Re traditore oscurando la bandiera sabauda sulla bandiera.

La Repubblica Sociale Italiana avrebbe venduto cara la pelle, ma sia il Duce che gli Alleati tedeschi sapevano bene che la situazione era disperata e che toccava colpire con la massima forza e rischiare tutto in una volta sola, per avere speranza di non diventare una colonia ebraica sotto spoglie anglo-americane.

Gli scontri furono durissimi, con l’arrivo degli americani e degli inglesi, sbucarono fuori dalle fogne anche i partigiani, che di colpo si sentivano venire il coraggio, e si macchiarono sì di crimini e barbarie di ferocia inaudita, con la beffa di vedere ancora esistere un’associazione dedicata a questi infami traditori della Patria e terroristi.

Il Regno d’Italia dichiarò quindi guerra alla Germania. Gli americani e l’infame esercito regio traditore, continuarono a riconquistare il Paese, ma incontrarono una fiera resistenza, in particolare ad Anzio e a Cassino, nella prima metà del 1944; la campagna continuò fin quasi al termine della guerra. Nel giugno 1944 le forze statunitensi e britanniche crearono un fronte occidentale con lo sbarco in Normandia. Sul fronte orientale, dopo la conclusione dell’operazione Bagration dell’estate 1944, l’Armata Rossa conquistò la Polonia; le popolazioni della Prussia Orientale e Occidentale e della Slesia fuggirono in massa temendo persecuzioni e violenze da parte dei comunisti.


Poco dopo l’Armata Rossa circondò Berlino, tagliandone le comunicazioni con il resto della Germania; nonostante la perdita di eserciti e territori Hitler non abbandonò il potere né si arrese. In assenza di comunicazioni da Berlino Hermann Göring mandò a Hitler un ultimatum, minacciando di assumere il comando della Germania nazista nel mese di Aprile se non avesse ricevuto risposta; fatalità, le comunicazioni saltate, che avevano dato luogo a quell’equivoco, vennero ripristinate proprio quel giorno e dopo aver ricevuto l’ultimatum, Hitler ordinò l’immediato arresto di Göring e inviò un aereo che portasse la sua risposta a Göring stesso in Baviera. In seguito, nel nord della Germania, il Reichsführer-SS Heinrich Himmler prese contatto con gli americani per negoziare la pace; anche in questo caso la reazione di Hitler non si fece attendere, ordinò l’arresto e la messa a morte di Himmler.

Nella primavera del 1945 l’Armata Rossa entrò a Berlino; le forze statunitensi e britanniche avevano conquistato la maggior parte della Germania occidentale e incontrarono i sovietici a Torgau, sul fiume Elba il 26 aprile 1945. Con Berlino sotto assedio, Hitler e i comandanti nazisti rimasero asserragliati nel Führerbunker mentre in superficie, nella battaglia di Berlino (16 aprile 1945-2 maggio 1945), l’Armata Rossa affrontava quello che restava dell’esercito tedesco, la gloriosa ed eroica, valente Hitler-Jugend e le Waffen-SS, per prendere il controllo della capitale ormai in rovina.

La Capitolazione delle Forze Tedesche

Il 30 aprile 1945, mentre la battaglia di Berlino raggiungeva il culmine e la città veniva presa dalle forze sovietiche, la storiografia ufficiale riporta che Hitler si sia suicidato all’interno del Führerbunker.

Due giorni dopo, il 2 maggio 1945, il generale tedesco Helmuth Weidling consegnò Berlino senza condizioni al generale sovietico Vasilij Ivanovič Čujkov. Il posto di Hitler venne preso dal grande ammiraglio Karl Dönitz come Presidente del Reich e da Joseph Goebbels in qualità di Cancelliere. Nessuno diventò Führer al suo posto, in quanto Hitler aveva abolito la carica nel proprio testamento. Goebbels tuttavia si suicidò a sua volta, un giorno dopo aver assunto la carica.

Il governo di emergenza di Dönitz si stabilì nelle vicinanze del confine danese e tentò senza successo di negoziare una pace separata con gli alleati anglo-americani. Tra il 4 e l’8 maggio la maggior parte delle rimanenti forze armate tedesche sparse per l’Europa si arrese senza condizioni: era la fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa. Alla fine delle ostilità, a non essere occupata dagli americani era rimasta solo una striscia di territorio che andava dall’Alto Adige alla Boemia e alla Baviera orientale, oltre ad alcune zone isolate in Francia, in Italia, nei Paesi Bassi e in Scandinavia. Francia, Unione Sovietica, Regno Unito e Stati Uniti procedettero quindi a fissare delle zone di occupazione.

Il 5 luglio 1945, con la creazione della Commissione Alleata di Controllo, le quattro potenze vincitrici presero il cosiddetto “potere supremo per quanto riguarda la Germania”.

La Caduta del Terzo Reich



Nell’agosto 1945 con la conferenza di Potsdam vennero stretti accordi e tratteggiata una linea per la creazione di un nuovo governo della Germania del periodo post-bellico, oltre che per i risarcimenti di guerra e per il riassetto del Paese. Tutte le annessioni di territorio tedesche in Europa avvenute dopo il 1937, come quella dei Sudeti, vennero annullate; il confine orientale della Germania venne inoltre spostato verso ovest fino alla linea Oder-Neiße. I territori a est del nuovo confine come la Prussia Occidentale, parte della Prussia Orientale, la Slesia, due terzi della Pomerania e parte del Brandeburgo passarono alla Polonia, mentre parte della Prussia Orientale passò all’Unione Sovietica. La maggior parte di queste erano zone agricole, con l’eccezione della Slesia superiore che era il secondo centro tedesco come importanza per l’industria pesante. Molte città, sia grandi sia piccole, come Stettino, Königsberg, Breslavia, Elbląg e Danzica vennero svuotate della loro popolazione tedesca e tolte a loro volta dal controllo della Germania.

La Francia assunse il controllo di gran parte delle rimanenti fonti di carbone tedesche. Praticamente tutti i tedeschi che vivevano in Europa centrale al di fuori dei nuovi confini orientali di Germania e Austria, vennero nel giro di qualche anno espulsi, problema che riguardò circa diciassette milioni di persone. Stime calcolano che tali espulsioni finirono per provocare tra uno e due ulteriori milioni di morti. Le zone occupate da Francia, Regno Unito e Stati Uniti in seguito diventarono la Repubblica Federale Tedesca (Germania Ovest), mentre la zona controllata dai sovietici diventò la Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est), con l’eccezione del settore occidentale della città di Berlino.

L’iniziale politica di occupazione repressiva degli Alleati occidentali venne radicalmente cambiata dopo pochi anni, quando la guerra fredda rese i tedeschi degli alleati importanti contro il comunismo. Entro gli anni sessanta la Germania occidentale si era già ripresa economicamente, producendosi in quello che venne chiamato Wirtschaftswunder, il “miracolo economico”, fenomeno condiviso dalla maggior parte degli altri Stati europei.

La politica di smantellamento delle industrie tedesche da parte degli americani finì nel 1951 e nel 1952 la Germania aderì alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Nel 1955 l’occupazione militare della Germania occidentale finì ufficialmente. Sotto il comunismo la Germania orientale si riprese a ritmo più ridotto fino al 1990, a causa dei risarcimenti pagati all’Unione Sovietica e degli effetti negativi dell’economia centralizzata pianificata. La Germania riguadagnò la piena sovranità dall’Unione Sovietica nel 1991.

Dopo la guerra i capi nazisti sopravvissuti vennero processati da un tribunale alleato a Norimberga per crimini contro l’umanità. Una minoranza venne condannata a morte e giustiziata, mentre altri vennero incarcerati e poi rilasciati verso la metà degli anni cinquanta sia per le loro condizioni di salute sia per l’età ormai avanzata, con la sola notevole eccezione di Rudolf Hess, che morì nel carcere di Spandau, dove si trovava in stato di isolamento permanente, nel 1987. Negli anni sessanta, settanta e ottanta in Germania occidentale vennero fatti altri tentativi di portare coloro che erano direttamente responsabili di “crimini contro l’umanità” davanti a un giudice. Tuttavia molti dei funzionari nazisti non di primo piano continuarono a rimanere in libertà.

Gli americani invasori misero fuori legge il NSDAP, le sue organizzazioni secondarie e affiliate e la maggior parte dei suoi simboli ed emblemi, tra cui la svastica, sia in Germania sia in Austria e il divieto è tuttora in vigore. La fine del Terzo Reich vide inoltre il tramonto di correlate espressioni di esplicito nazionalismo, come il pangermanismo e il movimento völkisch, che prima della Seconda Guerra Mondiale erano state ideologie diffuse e importanti della scena politica tedesca ed europea. Fedeli alle suddette ideologie rimasero solo piccole frange minoritarie.


I Processi a Norimberga

Il principale imputato del processo fu Hermann Göring, il più importante tra gli ufficiali del Terzo Reich sopravvissuti.

La sconfitta della Germania e la vittoria delle forze anglo-americane, ebbe come risultato la creazione delle Nazioni Unite (26 giugno 1945). Uno dei primi compiti affidati all’organizzazione fu l’istituzione di tribunali speciali per giudicare i dirigenti nazisti nei processi di Norimberga, organizzati proprio nell’ex roccaforte politica del nazismo.

Il primo e più importante fu il Processo dei principali criminali di guerra davanti al Tribunale militare internazionale (IMT) che riguardò ventiquattro tra i più importanti dirigenti nazisti, tra cui Hermann Göring, Ernst Kaltenbrunner, Rudolf Hess, Albert Speer, Karl Dönitz, Hans Frank, Julius Streicher e Joachim von Ribbentrop. Molti degli imputati furono giudicati colpevoli e dodici di essi furono condannati a morte per impiccagione. Alcuni dei condannati a morte nei loro ultimi secondi di vita inneggiarono a Hitler. Tra coloro che sfuggirono all’esecuzione vi furono Göring (che si suicidò con il cianuro), Hess (ex confidente di Hitler condannato all’ergastolo), Speer (architetto di Stato e in seguito ministro degli armamenti, condannato a vent’anni nonostante si fosse servito del lavoro di schiavi), Konstantin von Neurath (membro del governo del Terzo Reich che era già in carica prima dell’ascesa al potere del regime) e l’economista Hjalmar Schacht (altro ministro che era stato al governo anche prima del nazismo).

Nonostante tutto, alcuni hanno accusato i processi di Norimberga di essere stati la “giustizia del vincitore”, dal momento che non fu presa alcuna iniziativa simile per punire i crimini di guerra e contro l’umanità commessi durante la guerra da americani e sovietici.

L’occupazione della Germania

Dopo la sconfitta, la Germania venne provvisoriamente divisa in quattro zone:


Con il Trattato Generale firmato il 26 maggio 1952, la repubblica federale tedesca dell’ovest fu riconosciuta come Stato sovrano. Il trattato entrò in vigore nel 1955, l’occupazione occidentale cessò di esistere e gli alti commissari furono sostituiti da ordinari ambasciatori.

Governo Nazionalsocialista e ripartizione Geografica


Il regime nazionalsocialista ereditò l’organizzazione amministrativa e la ripartizione del territorio statale dalla decaduta Repubblica di Weimar. La Germania nel 1939 copriva una superficie di 633786 km² con una popolazione di 69 314 000 abitanti. Il governo di Hitler apportò delle modifiche che tendevano a svuotare il tradizionale sistema federale tedesco. I Länder, che traevano origine dagli antichi Stati costituenti l’impero vengono progressivamente riuniti e soppressi. Nel 1934 furono unificati i due Meclemburgo e nel 1937 fu soppresso quello di Lubecca, ritenuto territorialmente troppo limitato e assorbito dallo Schleswig-Holstein.


Per rafforzare il controllo della Germania da parte di Hitler nel 1935 il regime nazista di fatto sostituì i governi dei Länder (Stati costitutivi) con i Gau (distretti regionali), guidati da governatori che rispondevano direttamente al governo centrale del Reich di Berlino. La riorganizzazione politica indebolì la Prussia, che storicamente aveva da sempre avuto un peso determinante sulle scelte politiche tedesche. Inoltre, nonostante la centralizzazione e l’assunzione dell’incarico di governatori dei Gau, alcuni dirigenti nazisti continuarono a mantenere la carica che avevano all’interno dei Länder; Hermann Göring rimase Reichsstatthalter e primo ministro di Prussia fino al 1945, mentre Ludwig Siebert rimase primo ministro di Baviera. Così nel corso della seconda guerra mondiale lo Stato tedesco fu riorganizzato in nuovi territori interni ed esterni (annessioni fuori del territorio tedesco).

La Germania divisa dopo la Seconda Guerra Mondiale

Negli anni che precedettero la guerra, oltre alla Repubblica di Weimar, il Reich finì per comprendere altre regioni dove vivevano popolazioni di etnia tedesca, come Austria, i Sudeti cecoslovacchi e il Territorio di Memel in Lituania. Tra le regioni conquistate dopo lo scoppio della guerra si ricordano Eupen e Malmedy, l’Alsazia-Lorena, la città libera di Danzica e la Polonia.

Tra il 1939 e il 1945 il Terzo Reich governò l’attuale Repubblica Ceca come protettorato di Boemia e Moravia, introducendo la Reichsmark come mezzo legale di pagamento accanto alla preesistente corona e realizzando nell’ottobre del 1940 l’unione doganale con la Germania; rivendicata prima della guerra, la Slesia ceca venne incorporata nella provincia della Slesia e il Lussemburgo venne annesso nel 1942 durante la guerra. La Galizia centrale e quella polacca furono poste sotto il Governatorato Generale. Alla fine del conflitto i polacchi avrebbero dovuto essere forzatamente trasferiti dai territori settentrionali e occidentali della Polonia ante-guerra per far posto a cinque milioni di tedeschi. Per la fine del 1943 il Reich occupò il Sud Tirolo, il Trentino, l’Istria, il Friuli e la provincia di Belluno, dando vita a due enti amministrativi, denominati Zona d’operazioni del Litorale adriatico (Operationszone Adriatisches Küstenland) e Zona d’operazioni delle Prealpi (Operationszone Alpenvorland), direttamente dipendenti da Berlino. Ciò fu possibile per via del caos in cui era precipitata l’Italia con l’armistizio di Cassibile.

La Germania si trasformò nel Grossdeutsches Reich nel 1943

Nei territori occupati che non rientravano nel progetto di annessione alla Große-Deutschland vennero istituite le suddivisioni amministrative chiamate Reichskommissariat. La Russia sovietica occupata dai nazisti includeva il Reichskommissariat Ostland (che comprendeva i Paesi Baltici, la parte orientale della Polonia e la parte occidentale della Bielorussia) e il Reichskommissariat Ukraine. Nell’Europa del nord c’erano il Reichskommissariat Niederlande (nei Paesi Bassi) e il Reichskommissariat Norwegen (in Norvegia). Nel 1944 venne creato un Reichskommissariat franco-belga dalla precedente amministrazione militare del Belgio e della Francia del nord, anch’essa frutto della occupazione tedesca. Tali strutture avrebbero dovuto fungere da basi per la creazione di Stati satelliti filo-tedeschi, ma il corso della guerra interruppe bruscamente questi progetti.

Il Reichsmark si rivalutò durante il Terzo Reich (1933–45)


Quando i nazisti salirono al governo il principale problema in campo economico era un tasso nazionale di disoccupazione vicino al 30%. Inizialmente le politiche economiche del Terzo Reich furono frutto delle idee dell’economista Hjalmar Schacht, presidente della Reichsbank (1933) e Ministro dell’economia (1934), che aiutò il cancelliere Hitler ad avviare il risanamento, la realizzazione e il programma di riarmo del Paese. Come ministro dell’economia, Schacht fu uno dei pochi ministri a sfruttare la libertà amministrativa consentita dall’uscita del Reichsmark dal sistema aureo per mantenere bassi i tassi di interesse e incrementare la spesa pubblica.

Un ampio programma nazionale di opere pubbliche, che abbassò la disoccupazione, venne finanziato in deficit. Effetto dell’amministrazione Schacht fu il rapidissimo calo del tasso di disoccupazione, più rapido di quello di qualsiasi altro Paese durante la grande depressione. Se tale politica si potesse o meno definire di tipo keynesiano fu dibattuto da numerosi economisti già durante gli anni trenta.

Attraverso una politica di sovranità monetaria indipendente e un programma di lavori pubblici che garantiva la piena occupazione, in cinque anni il Terzo Reich riuscì a trasformare un’economia in bancarotta, gravata da rovinosi obblighi di risarcimento postbellico e dall’assenza di prospettive per il credito e gli investimenti stranieri, nell’economia più forte d’Europa. In Billions for the Bankers, Debts for the People, Sheldon Emry ha commentato:

La Germania iniziò a stampare una moneta libera dal debito e dagli interessi ed è questo che spiega la sua travolgente ascesa dalla depressione alla condizione di potenza mondiale in soli 5 anni. La Germania finanziò il proprio governo e tutte le operazioni belliche senza aver bisogno di oro né debito e fu necessaria l’unione di tutto il mondo capitalistico e comunista per distruggere il potere della Germania sull’Europa e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri.

Debiti e depressione dell’economia: questi furono i problemi di ieri e sono i problemi che stanno mettendo in ginocchio il progetto della moneta unica. Oggi in Europa sarebbe necessaria una vasta alleanza per cambiare radicalmente l’impostazione della politica economica. Nel frattempo, prendendo ad esempio l’esperienza della Germania degli anni ’30, sarebbe auspicabile che il nostro Paese lanciasse la moneta fiscale a circolazione interna per aumentare il potere d’acquisto e quindi la capacità di spesa privata e pubblica all’interno dell’euro. Affinché la proposta della moneta fiscale abbia successo, essa dovrebbe essere promossa dalle forze economiche – sindacati, imprese e banche – attraverso un Patto per la crescita.

  1. L’economia della Germania tra le due guerre

Tra il 1933 e il 1938, dunque, si realizzò uno dei più grandi miracoli economici della storia moderna, persino più significativo del tanto celebrato New Deal di F.D. Roosevelt, e questo miracolo fu promosso da Hjalmar Schacht che ricoprì sia la carica di presidente della Banca Centrale del Reich sia quella di ministro dell’Economia.

L’obiettivo fondamentale di Schacht fu quello di eliminare la disoccupazione, e fino al 1939 ebbe carta bianca da Adolf Hitler. Ciò gli permise di gestire la politica monetaria e finanziaria del regime nazista in modo geniale e fuori dagli schemi.

In una lettera del 1° settembre 1938 ad Adolf Hitler, il ministro delle Finanze, conte Schwerin von Krosigk, scrisse:

Sin dai primi giorni di governo è stata coscientemente seguita la strada del finanziamento di grandi progetti per la creazione di nuovi posti di lavoro e per il riarmo, mediante l’assunzione di crediti. Quando ciò non era possibile col normale intervento del mercato dei capitali, il finanziamento veniva effettuato a mezzo di cambiali MEFO che erano scontate dalla Reichsbank.

La creazione di nuovi posti di lavoro dunque richiedeva una grande quantità di danaro di cui però non esisteva alcuna disponibilità. Poiché i crediti diretti allo Stato avrebbero messo a rischio il controllo della Reichsbank sulla politica monetaria, Schacht escogitò un sistema monetario non convenzionale. In questo sistema, i fornitori dello Stato emettevano ordini di pagamento che venivano accettati da una compagnia denominata Metallforschungsgesellschaft (MEFO, società per la ricerca in campo metallurgico), creata dal Terzo Reich per finanziare la ripresa economica tedesca e, nel contempo, il riarmo, aggirando i limiti e le imposizioni del Trattato di Versailles.

Di qui l’origine delle cambiali-MEFO che erano garantite dallo Stato, potevano circolare nell’economia ed essere scontate presso la Reichsbank. In pratica, le cambiali MEFO rappresentarono uno strumento monetario parallelo, come lo potrebbero essere oggi i Certificati di Credito Fiscale. Con la ripresa dell’economia e il conseguimento della piena occupazione, le nuove entrate fiscali e la crescita del risparmio permisero allo Stato di riscattare le obbligazioni MEFO in scadenza senza determinare l’esplosione del debito pubblico (Schacht 1967).

«MEFO» era dunque l’acronimo riferito a una scatola vuota formalmente privata, dotata di un capitale di appena un milione di marchi e partecipata da Siemens S.p.A., Gutehoffnungshutte, Rheisenstahl S.p.A. e Krupp, in nome della quale vennero create obbligazioni senza gravare sul bilancio pubblico. Al riguardo, vi è chi ha sottolineato che non si trattò né di un diretto finanziamento monetario del Tesoro, né di un immediato aumento del debito pubblico. Tuttavia, tanto lo Stato quanto la Reichsbank ebbero un ruolo determinante perché autorizzarono le emissioni e diedero la garanzia. Così venne creato un meccanismo monetario in grado di fornire i capitali all’industria tedesca.

Prima di esaminare la politica economica del nazismo è opportuno ripercorrere le vicende più importanti degli anni successivi alla fine della Prima guerra mondiale. Nel 1921, in seguito al Trattato di Versailles, la cifra per le riparazioni della Prima guerra mondiale che doveva essere pagata dalla Germania fu quantificata in 33 miliardi di dollari.

John Maynard Keynes criticò duramente il trattato: non prevedeva alcun piano di ripresa economica e l’atteggiamento punitivo e le sanzioni contro la Germania avrebbero provocato nuovi conflitti e instabilità, invece di garantire una pace duratura.

Keynes espresse questa visione nel suo saggio The Economic Consequences of the Peace. Queste misure punitive furono all’origine di tutte le sciagure che seguirono – dall’iperinflazione di Weimar (1921-1923) all’austerità deflattiva del governo Bruning (1930-1932) – le quali generarono un profondo sentimento di rivalsa nel popolo tedesco, che si manifestò pienamente con il sostegno al nazionalsocialismo di Adolf Hitler.

Quando Hitler salì al potere nel gennaio del 1933, la Germania si trovava in una situazione economica disastrosa: oltre 6 milioni di persone (circa il 25% della forza lavoro) erano disoccupate e al limite della soglia della malnutrizione, mentre la Germania era gravata da debiti esteri schiaccianti con riserve monetarie ridotte quasi a zero.

Ma, tra il 1933 e il 1938, si verificò una spettacolare ripresa dell’economia e dell’occupazione (si veda la Figura 1). E non furono le industrie d’armamento ad assorbire la quota più grande di manodopera: i settori trainanti furono quello dell’edilizia, dell’automobile e della metallurgia. L’edilizia, grazie ai grandi progetti sui lavori pubblici e alla costruzione della rete autostradale, creò la maggiore occupazione (+209%), seguita dall’industria dell’automobile (+117%) e dalla metallurgia (+83%).

Figura 1 – Andamento del PIL e dell’indice dei prezzi al consumo in Germania e in Olanda nel periodo 1922-1939 (tassi di variazione %). (Da: Mahe, 2012 ).

  1. La politica economica di Hjalmar Schacht e gli effetti MEFO
    Schacht era fermamente convinto che il compito della banca di emissione consistesse nel mettere a disposizione tanto denaro quanto fosse sufficiente allo scambio di beni. Per questa ragione, scrive in The Magic of Money, tutte le leggi che regolano le banche di emissione hanno introdotto la cambiale a pagamento delle merci quale elemento fondamentale della loro politica. La cambiale-merci attesta la vendita e lo scambio di una merce; pertanto, Schacht riteneva che la concessione di crediti da parte della banca di emissione contro cambiali merci non comportasse alcun pericolo d’inflazione e difatti le voci attive della Reichsbank consistevano principalmente in cambiali a pagamento merci.

I fornitori dello Stato, dunque, iniziarono a emettere ordini di pagamento (tratte) che venivano accettati dalla società MEFO che pagava con «cambiali-MEFO». Trattandosi di forniture di merci, le cambiali MEFO erano effetti commerciali cui prestavano triplice garanzia i fornitori, la società MEFO e lo Stato, giustificando così il loro sconto presso la Reichsbank. I funzionari della società MEFO controllavano che tutte le cambiali fossero state emesse solamente per forniture di merci e non per altri motivi: a ogni cambiale MEFO era legato uno scambio di merci proprio per compensare la circolazione monetaria con quella di beni. Le cambiali, che normalmente erano a tre mesi, ricevevano dalla Reichsbank il permesso di rinnovo fino a 19 volte per un periodo complessivo di 5 anni. Ciò era necessario perché la ricostruzione economica avrebbe richiesto un certo numero di anni.

Con queste promesse di pagamento spendibili come il denaro ma unicamente entro i confini nazionali, gli imprenditori pagavano i fornitori. In teoria, questi ultimi potevano scontarle presso la Reichsbank in ogni momento e per qualsiasi importo a un interesse del 4% il che rendeva le cambiali MEFO non solo una «quasi moneta corrente» ma anche un denaro fruttifero che poteva essere ritenuto da banche, casse di risparmio e aziende. Non vi è dubbio che se gli effetti MEFO fossero stati presentati all’incasso massicciamente e rapidamente, oltre al rischio di inflazione, sarebbe diventato evidente ai paesi stranieri che la Germania stava incrementando le emissioni di moneta accrescendo i sospetti che la finalità fosse anche il riarmo. Ciò però non avvenne nel Terzo Reich poiché gli industriali tedeschi si servirono degli effetti MEFO come mezzo di pagamento fra loro: fino al 1938, in media, la metà degli effetti MEFO fu sempre assorbita dal mercato senza passare all’incasso presso la Reichsbank. Così queste obbligazioni diventarono una vera moneta a circolazione fiduciaria per le imprese che si protrasse per 4 anni, raggiungendo nel 1938 l’importo complessivo di 12 miliardi di marchi, con una media annuale di erogazioni pari a circa 3 miliardi l’anno.

Questa fu la mossa determinante che fece ritornare sotto il controllo politico la sovranità monetaria della Germania. Si realizzò in tal modo un mutamento fondamentale della strategia economica nazionale che permise allo Stato di riprendere in mano le leve del finanziamento dello sviluppo sostituendo la sua autorità a quella del mercato. Un esempio da manuale di come una politica di sostegno alla domanda finanziata da un’espansione monetaria non convenzionale abbia permesso all’economia di uscire dalla depressione e di conseguire la piena occupazione. La nuova moneta emessa dal Governo non produsse affatto l’inflazione prevista dalla teoria classica poiché offerta e domanda crebbero di pari passo lasciando i prezzi inalterati.

Schacht in The Magic of Money ha scritto:

“L’economista inglese John Maynard Keynes ha studiato il problema dal punto di vista teorico e l’operazione MEFO ha dimostrato possibile la sua applicazione. Ma le condizioni alle quali l’applicazione del sistema può essere effettuata senza danno non sussistono sempre. Sussistevano in Germania nel periodo della depressione economica degli anni trenta quando mancavano del tutto le scorte di materie prime, le fabbriche e i depositi erano vuoti, le macchine erano ferme e sei milioni e mezzo di lavoratori erano disoccupati. Non si aveva a disposizione neppure capitale liquido risparmiato da poter investire. Con una produzione tanto limitata anche la produzione di nuovo capitale era evidentemente impossibile. Soltanto quando le inoperose ma ingenti forze produttive furono rimesse all’opera, fu possibile una rapida formazione di capitale. Questo capitale “sperato” fu, nell’operazione MEFO, anticipato dal credito. Mancando la produzione che con questo credito era stata avviata, l’esperimento MEFO sarebbe fallito. Il sistema MEFO non poteva essere un “perpetuum mobile”. Raggiunta la piena occupazione ogni altra concessione di credito avrebbe portato a eccedenze di circolante e all’inflazione” (pp. 160, 162.)

In un periodo di depressione erano proprio i fondi a mancare nelle casse delle imprese e Schacht sapeva che la prosperità della finanza internazionale dipende dall’emissione di prestiti con elevato interesse a nazioni in difficoltà economica. Gli economisti si sono chiesti come sia potuto avvenire il miracolo economico della Germania nazista e alla fine la risposta è stata che il sistema funzionava grazie alla fiducia che il regime riscuoteva presso i suoi cittadini e le sue classi dirigenti, una fiducia ottenuta non solo con la propaganda nazionalista e con il terrore, ma anche attraverso il progressivo miglioramento delle condizioni economiche della popolazione.

Un economista britannico, C.W. Guillebaud, ha spiegato in modo chiaro il meccanismo che consentì di rilanciare l’economia tedesca negli anni Trenta:

Nel Terzo Reich, all’origine, gli ordinativi dello Stato forniscono la domanda di lavoro nel momento in cui la domanda effettiva è quasi paralizzata e il risparmio è inesistente; la Reichsbank fornisce i fondi necessari agli investimenti (con gli effetti MEFO che sono pseudocapitale); l’investimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro crea redditi e risparmi grazie ai quali aumentano le entrate nelle casse dello Stato e si possono pagare gli interessi sul debito.

La ripresa dell’economia dunque determinò l’aumento delle entrate fiscali e la formazione di patrimoni che permisero di pagare le cambiali alla loro scadenza dopo 5 anni. Negli anni dal 1933 al 1938, le entrate dello Stato crebbero a oltre 10 miliardi di marchi. I mezzi per il pagamento delle MEFO furono largamente disponibili: a partire dal 1939 e per 5 anni vennero pagati annualmente 3 miliardi di marchi.

Hitler raggiunse così il suo scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione e la crescita dei salari del popolo tedesco senza alimentare l’inflazione e senza far esplodere il debito pubblico. I risultati furono spettacolari per ampiezza e rapidità: nel gennaio 1933, quando Hitler salì al potere, i disoccupati erano oltre 6 milioni; a gennaio 1934, si erano quasi dimezzati e a giugno erano ormai 2,5 milioni; nel 1936 diminuirono ancora, a 1,6 milioni e all’inizio del 1938 non erano più di 400 mila. Fu questa ripresa economica ad accrescere il consenso di Adolf Hitler, che era basato su di una approvazione genuina e non sull’imposizione di una tirannia.

Schacht decise di chiudere l’esperienza delle cambiali MEFO (1) nel 1938 quando la piena occupazione aveva iniziato a determinare i primi aumenti dei prezzi. Questa decisione fu motivata anche dal fatto che le banche, a causa della crescente richiesta di crediti e della conseguente scarsità di capitali, non furono più in grado di trattenere gli effetti MEFO in portafoglio e si videro costrette a presentarli sempre in maggior numero alla Reichsbank. Ma il Führer si oppose e il 19 gennaio 1939 estromise Schacht dalla carica di presidente della Reichsbank. Dopo la guerra, Schacht fu processato a Norimberga, ma venne assolto dalle accuse di crimini contro l’umanità e cospirazione a danno della pace grazie alla sua seppur tardiva opposizione al regime. Morì nel 1970 a 93 anni.

Note

1) Nel progetto dei CCF la conversione in euro avviene sul mercato finanziario (principalmente attraverso le banche private) con uno sconto che può variare, mentre il ruolo della Banca d’Italia è praticamente irrilevante.

2) I CCF, così come furono le cambiali MEFO, sono concepiti per il tempo che serve a riportare l’economia alla piena occupazione. Una volta raggiunto questo obiettivo, il sistema dei CCF può essere chiuso.

1) Riferimenti bibliografici

Keynes J.M., «Il problema degli squilibri finanziari globali. La politica valutaria del dopoguerra (8 Settembre 1941)», in Keynes J.M., Eutopia, Luca Fantacci et al. (a cura di), 2011, pp. 43-55.

Mahe E., «Macro-economic policy and votes in the thirties: Germany (and The Netherlands) during the Great Depression», Real-World Economics Review Blog, 12 June 2012.

Ruffolo G., Sylos Labini S., Il film della crisi. La mutazione del capitalismo, Einaudi, Torino 2012.

Schacht H.H.G. The Magic of Money, Oldbourne, London 1967.